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	<title>Google+ Archives - Open-Box</title>
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	<description>Open-Box - Software, Comunicazione, Social media &#38; Digital PR</description>
	<lastBuildDate>Mon, 03 Jun 2024 08:03:01 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Google+ Archives - Open-Box</title>
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		<title>Penalizzazioni Google: cosa sono e come affrontarle</title>
		<link>https://www.open-box.it/penalizzazioni-google-cosa-sono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 15:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Approfondiamo insieme, e cerchiamo di capire cosa sono le penalizzazioni di Google e come affrontarle in modo corretto. </p>
<p>The post <a href="https://www.open-box.it/penalizzazioni-google-cosa-sono/">Penalizzazioni Google: cosa sono e come affrontarle</a> appeared first on <a href="https://www.open-box.it">Open-Box</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La gestione di un sito web richiede una serie di competenze di natura tecnica</strong>, comprensive anche di quelle procedure che rientrano in ciò che definiamo SEO, necessarie per <strong>mantenerlo in “buona salute” ed evitare problemi lato utente</strong>, ma anche per <strong>non incappare in azioni “punitive” da parte del motore di ricerca</strong>.&nbsp;</p>



<p>Ci riferiamo, in particolare, alle cosiddette <strong>penalizzazioni di Google</strong>, che consistono in una serie di <strong>interventi eseguiti dal motore di ricerca in risposta ad attività ritenute scorrette da Big G</strong>, e che si traducono in<strong> perdita di <a href="https://www.open-box.it/indicizzazione-posizionamento-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">posizionamento organico</a> o, addirittura, in deindicizzazione del sito o delle pagine incriminate</strong>.  </p>



<p>Insomma, <strong>possiamo immaginare <a href="https://www.open-box.it/migliori-alternative-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google</a> come un padre un po’ severo</strong>, <strong>che pretende da noi (i figli) un comportamento impeccabile</strong>, e che non <strong>vede affatto di buon occhio l’utilizzo di scorciatoie</strong>, pratiche “illecite” e trucchetti finalizzati all’acquisizione di un posizionamento migliore e, di conseguenza, maggior traffico. </p>



<p>Approfondiamo insieme, e <strong>cerchiamo di capire cosa sono le penalizzazioni di Google e come affrontarle in modo corretto</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa sono le penalizzazioni Google</strong></h2>



<p>Se il gestore di un sito web<strong> viola le norme stilate dal motore di ricerca</strong>, tramite azioni riconducibili alla definizione di <strong>spam</strong>, c’è il rischio di<strong> subire un’azione automatica o manuale</strong>, quella che chiamiamo comunemente<strong> “penalizzazioni Google”</strong>.&nbsp;</p>



<p>Ma cosa sono?&nbsp;</p>



<p>Come si può leggere nella pagina di supporto di Google <a href="https://developers.google.com/search/docs/essentials?visit_id=638109286073243189-53672081&amp;rd=1&amp;hl=it#quality_guidelines" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Nozioni di base sulla Ricerca Google”</a>, <strong>si parla di spam in caso di comportamenti e tattiche che possono portare a un ranking inferiore o una rimozione completa dai risultati della Ricerca Google</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Rileviamo contenuti e comportamenti che violano le norme, sia tramite sistemi automatici che, se necessario, mediante una revisione da parte di persone fisiche che può comportare un&#8217;azione manuale. I siti che violano le nostre norme potrebbero avere un ranking più basso nei risultati o non comparire affatto.”</em></p>
</blockquote>



<p>Quindi, <strong>se Google individua delle azioni che violano le norme</strong> può attivare una <strong>penalizzazione automatica</strong> (penalizzazione algoritmica) o, in alcuni casi, addirittura <strong>manuale</strong>, eseguita quindi da operatori umani, con il risultato di <strong>ridurre sensibilmente il posizionamento del sito o provocarne la deindicizzazione</strong>.&nbsp;</p>



<p>In pratica, <strong>il motore di ricerca si assicura che quel sito non venga mai proposto agli utenti nelle SERP</strong>, per proteggerli da spam e contenuti malevoli.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando si rischia una penalizzazione di Google?</strong></h2>



<p>Google è molto chiara a riguardo, elencando tutte le <strong>azioni che potrebbero essere ritenute spam</strong> e, di conseguenza,<strong> provocare una penalizzazione algoritmica o manuale</strong>.&nbsp;</p>



<p>Vediamo quali sono le<strong> attività che espongono il sito al rischio di essere penalizzare:&nbsp;</strong></p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>cloaking:</strong> azioni finalizzate a mostrare all’utente finale informazioni differenti rispetto a quelle fornite al motore di ricerca;</li>



<li><strong>doorway: </strong>la definizione fornita da Google, bisogna ammetterlo, è un po’ “nebulosa”, e la riportiamo solo per completezza d’informazione. Secondo il motore di ricerca, infatti, “il termine doorway si riferisce a pagine o siti creati per essere posizionati nei risultati di ricerca relativi a query di ricerca specifiche e simili. Questi reindirizzano gli utenti a pagine intermedie che non sono utili quanto la destinazione finale.”. Cosa vuol dire? Semplificando al massimo, si creano tante pagine da posizionare per la medesima query di ricerca o per query simili, ma tutte rimandano ad una pagina di destinazione differente, che si intende spingere e verso la quale si vuole veicolare il traffico, ma che non risponde esattamente all’esigenza dell’utente finale;&nbsp;</li>



<li><strong>contenuti compromessi:</strong> si tratta di contenuti inseriti in un sito senza autorizzazione, a causa di vulnerabilità nella sicurezza del sito stesso, con l’obiettivo di provocare un danno all’utente finale, ad esempio per compiere attività di phishing;</li>



<li><strong>testo e link nascosti: </strong>molti anni fa era una pratica diffusissima, che consisteva nell’inserire le parole chiave per le quali si voleva posizionare la pagina o il sito in maniera massiccia, sfruttando ad esempio l’utilizzo di un colore del testo uguale a quello di sfondo. In questo modo, l’utente non lo vede, ma il motore di ricerca si, convincendosi che quel sito o quella pagina è molto esaustivo sull’argomento. Con il tempo Google ha iniziato a penalizzare questa pratica, ormai deprecata;</li>



<li><strong>parole chiave in eccesso: </strong>inserire, all’interno di un sito o di un singolo contenuto, le parole chiave ripetute in modo eccessivo con l’obiettivo di ottenere un ranking migliore si traduce, in realtà, in un aumentato rischio di penalizzazione. Insomma, un altro modo di fare SEO decisamente antiquato, che oggi è (quasi) del tutto dimenticato;</li>



<li><strong>link di spam:</strong> i link sono un fattore di ranking che Google valuta moltissimo per capire se un sito o una pagina sono meritevoli di ricevere un buon posizionamento. In questo il motore di ricerca è forse un po’ eccessivo nel giudizio, perché ci informa che “tutti i link creati per manipolare i ranking nei risultati della Ricerca Google potrebbero essere considerati link di spam”. Quindi, facciamo attenzione quando accettiamo di pubblicare dei guest post dietro compenso in cambio di un link in uscita verso un altro sito web, soprattutto quando si compie questa azione in modo eccessivo;</li>



<li><strong>traffico generato automaticamente</strong>, ad esempio tramite l’utilizzo di bot o di script specifici;</li>



<li><strong>malware e comportamenti dannosi:</strong> Google controlla se i siti web ospitano malware o software indesiderati che influiscono negativamente sull&#8217;esperienza utente;</li>



<li><strong>funzionalità ingannevoli:</strong> creare dei siti web o dei contenuti all’interno di un sito web che promette un determinato servizio all’utente in realtà assente, è a rischio penalizzazione;</li>



<li><strong>contenuti di altri siti: </strong>prendere contenuti da altri siti, magari molto affidabili, per pubblicarli tal quale sul proprio sito non solo rappresenta una violazione del copyright (che può tradursi anche in una rimozione per motivi legali), ma anche un’attività meritevole di penalizzazione da parte di Google;</li>



<li><strong>comandi di reindirizzamento non ammessi: </strong>un reindirizzamento consiste nel rimandare un link ad un’altra pagina di destinazione, con l’obiettivo di ingannare il motore di ricerca e l’utente;</li>



<li><strong>contenuti di spam generati automaticamente: </strong>si tratta di contenuti di bassissima qualità, prodotti semplicemente mettendo insieme delle parole chiave e reperendo informazioni da altri siti senza alcuna rielaborazione o aggiunta di valore aggiunto;</li>



<li><strong>pagine affiliate senza valore aggiunto:</strong> si fa riferimento a pagine che contengono link di affiliazione che conducono a schede prodotto o pagine di conversione in cui non c’è alcuna cura per il contenuto, dove ci si limita a inserire il testo fornito dal produttore senza aggiungere nulla di valore;</li>



<li><strong>spam generato dagli utenti: </strong>non sempre è colpa del proprietario del sito, perché in alcuni casi potrebbero essere gli utenti a lasciare dei contenuti spam, magari nei commenti al blog, in un thread all’interno di un forum, e così via.</li>
</ol>



<p>Insomma, ogni azione finalizzata, intenzionalmente o meno, alla violazione o ad <strong>aggirare le norme del motore di ricerca</strong>, possono dare vita ad una <strong>penalizzazione</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per approfondire, rimandiamo alla <a href="https://developers.google.com/search/docs/essentials/spam-policies?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pagina dedicata in Google Search Central</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come faccio a sapere se ho subito una penalizzazione?</strong></h2>



<p><strong>Se il tuo sito ha subito una penalizzazione manuale da parte di Google si riceve una notifica tramite Google Search Console</strong>, con la quale l’azienda ti informa dell’azione eseguita e ne illustra le motivazioni.&nbsp;</p>



<p>Accedendo alla proprietà su Search Console, non dovrai fare altro che andare nella barra di menù sulla sinistra, scorrere fino a raggiungere la voce <strong>“Sicurezza e azioni manuale”</strong>, cliccarci sopra e cliccare sulle due sezioni proposte, ovvero <strong>“Azioni Manuali”</strong> e <strong>“Problemi di Sicurezza”</strong>. <strong>Se il sito, o una o più pagine del sito, hanno subito una penalizzazione, viene indicato in queste due sezioni</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Se, invece, è tutto nella norma, apparirà il messaggio “Nessun problema rilevato”</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/02/penalizzazione-google-search-console.jpg" alt="penalizzazione google search console" class="wp-image-19957" width="1200" height="301" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/02/penalizzazione-google-search-console.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/02/penalizzazione-google-search-console-300x75.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/02/penalizzazione-google-search-console-1024x257.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/02/penalizzazione-google-search-console-768x193.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p>Attenzione, però, perché<strong> su Search Console si parla solo di azioni manuali, e non di penalizzazioni algoritmiche</strong>, quindi automatiche.&nbsp;</p>



<p><strong>Quelle, purtroppo, non vengono notificate</strong>, e possono essere individuate solo <strong>controllando il traffico su <a href="https://www.open-box.it/migliori-alternative-google-analytics/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google Analytics o sui tool alternativi</a></strong>, per verificare se il sito o alcune pagine hanno registrato un calo drastico, e <strong>verificando il posizionamento organico con uno strumento come SeoZoom o simili</strong>. </p>



<p><strong>Se ad essere penalizzato è l’intero sito</strong> &#8211; evento ormai molto raro, ma possibile &#8211; <strong>si può fare una ricerca su Google utilizzando l’operatore site: </strong>seguito dal dominio. Se non dovesse apparire, allora vuol dire che è in corso un ban su tutto il sito web.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come si esce da una penalizzazione di Google?&nbsp;</strong></h2>



<p><strong>Se il tuo sito ha subito una penalizzazione manuale</strong>, segnalata quindi in Search Console, non dovrai fare altro che <strong>risolvere i problemi evidenziati da Google</strong> e, una volta completata la “pulizia”, <strong>richiedere una rivalutazione</strong>, altrimenti nota come <strong>“richiesta di riconsiderazione”</strong>, ovvero</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“una richiesta di esame del tuo sito rivolta a Google, che inoltri dopo avere risolto i problemi identificati in una notifica relativa ad azioni manuali o a problemi di sicurezza.”</em></p>
</blockquote>



<p><strong>Il tempo necessario per eseguire la riconsiderazione può variare, passando da pochi giorni a diversi mesi.</strong> Sarà Google a notificare l’avvenuta conclusione del processo di rivalutazione, con il relativo esito.&nbsp;</p>



<p>Se, invece, hai subito una <strong>penalizzazione automatica</strong>, dovrai <strong>agire un po’ alla cieca</strong>, andando a <strong>sistemare il sito seguendo le norme sulla qualità per i webmaster redatte da Google</strong>.</p>



<p><strong>Ricorda: le penalizzazioni sono temporanee</strong>, ed hanno l’obiettivo di invogliare i gestori dei siti web ad <strong>attenersi alle linee guida e fornire all’utente finale la migliore esperienza possibile</strong>.&nbsp;</p>



<p>Di conseguenza, <strong>se non vuoi subire delle azioni penalizzanti, c’è solo una cosa da fare: lavorare bene!</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cosa sono e a cosa servono i canonical Tag</title>
		<link>https://www.open-box.it/canonical-tag/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 13:22:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Canonical Tag]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=19708</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo Google, si parla di URL Canonical quando su un sito web sono presenti più pagine duplicate. Vediamo come gestire il canonical tag. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La SEO è una disciplina molto complessa</strong>, che spazia dall’architettura di un sito allo sviluppo lato codice, passando per le performance dei server e la struttura di pagine e contenuti, senza dimenticare tutti quei fattori esterni al sito, denominati SEO Off Page.</p>



<p><strong>Uno degli elementi di cui tenere conto sono i canonical Tag, o Rel=canonical</strong>.&nbsp;</p>



<p>Di cosa si tratta? Partiamo dalla <a href="https://developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/consolidate-duplicate-urls" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>definizione che ci fornisce Google</strong></a>: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Un URL canonico è l&#8217;URL della pagina che Google ritiene più rappresentativo tra un insieme di pagine duplicate sul tuo sito. Ad esempio, se hai più URL per la stessa pagina (example.com?dress=1234 e example.com/dresses/1234), Google ne sceglie uno come canonico.”</em></p>
</blockquote>



<p><strong>Non è molto chiaro, vero?</strong> In effetti, non è così facile da capire. Proviamo a rendere il tutto un po’ più semplice, spiegando <strong>cosa sono e a cosa servono i canonical Tag</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa sono i Canonical Tag</strong></h2>



<p>Riprendendo la definizione, un po’ criptica, fornita da <a href="https://www.open-box.it/google-risultati-alta-qualita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google</a>, <strong>si parla di URL Canonical quando su un sito web sono presenti più pagine duplicate</strong>, ovvero <strong>più pagine che identificano un medesimo contenuto</strong>. </p>



<p>Come spiega correttamente il team di MOZ in un articolo dedicato a questo argomento (lo trovi <a href="https://moz.com/learn/seo/canonicalization" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a>), <strong>pensando ai canonical ci si potrebbe chiedere:</strong> </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Ma perché mai dovrei avere più pagine identiche sul nostro sito?”.&nbsp;</em></p>
</blockquote>



<p>In effetti <strong>è una domanda più che sensata, ma lo è solo per un essere umano</strong>.&nbsp;</p>



<p>Quando noi creiamo una pagina web ci preoccupiamo di renderla unica, e la sua<strong> URL identifica esattamente quel contenuto e non un altro</strong>, ma non è proprio così, almeno dal <strong>punto di vista del crawler del motore di ricerca</strong>.&nbsp;</p>



<p>Facciamo un esempio. <strong>Il nostro sito web può essere raggiunto tramite url differenti, ma che rimandano tutte alla stessa pagina:</strong>&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.open-box.it;</li>



<li>http://www.open-box.it;</li>



<li>www.open-box.it</li>



<li>open-box.it.&nbsp;</li>
</ul>



<p>Per l’utente che giunge sul nostro sito non fa alcuna differenza, ma per il motore di ricerca sì, e <strong>per farlo capire a <a href="https://www.open-box.it/migliori-alternative-google/" target="_blank">Google</a> o simili si può utilizzare il Canonical Tag o rel=canonical</strong>. </p>



<p>Si tratta di un metodo attraverso il quale possiamo <strong>comunicare ai motori di ricerca che un URL specifico rappresenta la copia master di una pagina</strong>.</p>



<p><strong>Noi lo abbiamo fatto</strong>, comunicando al motore di ricerca di considerare la pagina principale quella completa di https e www.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="916" height="40" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/open-box-canonical-tag.jpg" alt="open box canonical tag" class="wp-image-19709" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/open-box-canonical-tag.jpg 916w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/open-box-canonical-tag-300x13.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/open-box-canonical-tag-768x34.jpg 768w" sizes="(max-width: 916px) 100vw, 916px" /></figure>



<p>In questo modo <strong>evitiamo che il crawler del motore perda tempo prezioso (crawl budget) nello scansionare e <a href="https://www.open-box.it/indicizzazione-posizionamento-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indicizzare</a> più copie dello stesso contenuto</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/Cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-canonical-Tag.jpg" alt="Cosa sono e a cosa servono i canonical Tag" class="wp-image-19717" width="1200" height="675" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/Cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-canonical-Tag.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/Cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-canonical-Tag-300x169.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/Cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-canonical-Tag-1024x576.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/Cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-canonical-Tag-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p><strong>Citando MOZ:</strong></p>



<p><em>“In pratica, il tag canonical indica ai motori di ricerca quale versione di un URL desideri venga visualizzata nei risultati di ricerca.”</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché si creano più URL per lo stesso contenuto?</strong></h2>



<p>Abbiamo visto come spesso <strong>ciò che noi consideriamo un unico contenuto</strong>, raggiungibile solo attraverso una URL specifica, <strong>possa in realtà presentare delle varianti</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Ma perché questo succede?</strong> Beh, alcuni esempi li abbiamo già illustrati prima, ovvero la possibilità di raggiungere la pagina inserendo <strong>https</strong>, <strong>http</strong>, <strong>www</strong>, <strong>escludendo il www</strong>, ma <strong>non sono le uniche ragioni, che Google elenca e noi riportiamo di seguito.&nbsp;</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Per supportare più tipi di dispositivi:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li>https://example.com/news/koala-rampage (desktop)</li>



<li>https://m.example.com/news/koala-rampage (mobile)</li>



<li>https://amp.example.com/news/koala-rampage (AMP)</li>
</ul>
</li>



<li><strong>Per attivare gli URL dinamici per elementi come parametri di ricerca o ID di sessione:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.example.com/products?category=dresses&amp;color=green</li>



<li>https://example.com/dresses/cocktail?gclid=ABCD</li>



<li>https://www.example.com/dresses/green/greendress.html</li>
</ul>
</li>



<li><strong>Se il sistema del blog salva automaticamente più URL quando viene inserito uno stesso post in più sezioni:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li>https://blog.example.com/dresses/green-dresses-are-awesome/</li>



<li>https://blog.example.com/green-things/green-dresses-are-awesome/</li>
</ul>
</li>



<li><strong>Se il server è configurato per pubblicare gli stessi contenuti per le varianti www/non www e/o http/https e porta di protocollo:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li>https://example.com/green-dresses</li>



<li>https://example.com/green-dresses</li>



<li>https://www.example.com/green-dresses</li>



<li>https://example.com:80/green-dresses</li>



<li>https://example.com:443/green-dresses</li>
</ul>
</li>



<li><strong>Se i contenuti proposti in un blog da distribuire in syndication su altri siti vengono copiati in parte o per intero su questi domini:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li>https://news.example.com/green-dresses-for-every-day-155672.html (post distribuito in syndication)</li>



<li>https://blog.example.com/dresses/green-dresses-are-awesome/3245/ (post originale).</li>
</ul>
</li>
</ul>



<p><strong>Ancora una volta il gigante tech riesce a rendere le cose un po’ più complicate di quello che sono</strong> (almeno a parole). Quindi, <strong>proviamo a chiarire il tutto con un esempio semplice</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Spiegazione for dummies</strong></h2>



<p><strong>Mettiamo il caso che tu voglia acquistare <a href="https://www.open-box.it/influencer-marketing-matteo-pogliani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il libro del nostro Matteo Pogliani</a></strong> “Influencer marketing. Valorizza le relazioni e dai voce al tuo brand. Prassi, strategie e strumenti per gestire influenza e relazioni” <strong>su Amazon</strong>. </p>



<p>Quello che devi fare <strong>è andare sul sito, fare una ricerca, cliccare sul libro e aprire la pagina prodotto</strong>. Bene, <strong>se ci fai caso l&#8217;URL è la seguente (o simile):&nbsp;</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.amazon.it/Influencer-marketing-Valorizza-relazioni-strategie/dp/885791058X/ref=sr_1_1?keywords=matteo+pogliani&amp;qid=1669896105&amp;qu=eyJxc2MiOiIxLjUwIiwicXNhIjoiMC4wMCIsInFzcCI6IjAuMDAifQ%3D%3D&amp;sprefix=matteo+pogliani%2Caps%2C89&amp;sr=8-1</li>
</ul>



<p>Come puoi notare, <strong>nella URL ci sono la keyword utilizzata da te per cercare il prodotto e una serie di numeri e lettere</strong>. Se, però, decidi di <strong>acquistare il libro in formato Kindle</strong>, e clicchi sull’apposito pulsante, <strong>la URL cambia nella seguente:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.amazon.it/Influencer-Marketing-Valorizza-relazioni-EDIZIONE-ebook/dp/B0854CX985/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&amp;qid=1669896105&amp;sr=8-1</li>
</ul>



<p>È differente, giusto? Bene, <strong>mettiamo ora il caso che tu voglia segnalare questo prodotto ad un tuo amico o collega</strong>. Cliccando sull’icona della condivisione e <strong>selezionando “Copia Link” ti verrà fornita questa URL:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.amazon.it/dp/885791058X?ref_=cm_sw_r_cp_ud_dp_3DDADAWK8ZWB48CAF0B1</li>
</ul>



<p><strong>Ancora un’altra URL, quindi, che però identifica sempre la stessa pagina prodotto.</strong></p>



<p><strong>Tante pagine diverse che indicano lo stesso contenuto</strong>. <strong>Come fa Amazon a segnalare al motore di ricerca qual è la URL genitore</strong>, quella da seguire? <strong>Inserendo il rel=“canonical” </strong>(che è ancora differente rispetto a tutte le altre!). </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag.png" alt="amazon canonical tag" class="wp-image-19715" width="1882" height="84" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag.png 1882w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag-300x13.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag-1024x46.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag-768x34.png 768w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag-1536x69.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1882px) 100vw, 1882px" /></figure>



<p><strong>Lo stesso potrebbe capitare in un e-commerce che vende magliette</strong>. Ogni maglia ha la sua pagina prodotto, ma<strong> esistono delle varianti (colore, taglia, disegno, ecc…)</strong>, e non ha senso creare tante pagine differenti per ognuna di esse. Si usano delle variabili alfanumeriche o di altro genere e <strong>si segnala al motore di ricerca il Canonical</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Anche l’utilizzo di un codice di tracciamento</strong>, come spesso fanno gli influencer quando propongono un prodotto o servizio o durante le campagne di advertising (?utm=), <strong>va a modificare la URL di una pagina già esistente e raggiungibile con un altro percorso</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Insomma, la presenza di situazioni del genere è fisiologica</strong>, quello che conta è <strong>fare attenzione e segnalare il Canonical inserendo il tag rel=“canonical”</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come si segnala una pagina Canonical a Google?</strong></h2>



<p>Esistono <strong>differenti modi per comunicare </strong>al motore di ricerca lo standard da seguire per individuare la URL Canonical a cui prestare maggiore attenzione. </p>



<p><strong>Ecco lo schemino fornito da Google sui metodi da utilizzare</strong>, con relativi pro e contro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Google.jpg" alt="canonical tag Google" class="wp-image-19711" width="800" height="796" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Google.jpg 800w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Google-300x300.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Google-150x150.jpg 150w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Google-768x764.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>La scelta è completamente nostra, nel senso che Google non ci fornisce alcuna preferenza, ma almeno ci segnala <strong>alcune linee guida da seguire</strong>.&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Non utilizzare il file robots.txt per la canonicalizzazione;</li>



<li>Non utilizzare lo strumento per le rimozioni di URL per la canonicalizzazione perché rimuove tutte le versioni di un URL dalla Ricerca;</li>



<li>Non specificare URL diversi come canonici per una stessa pagina utilizzando le stesse o diverse tecniche di canonicalizzazione (ad esempio, non specificare un URL in una Sitemap e un altro URL per la stessa pagina utilizzando rel=&#8221;canonical&#8221;);</li>



<li>Non utilizzare noindex per impedire la selezione di una pagina canonica. Questa istruzione ha lo scopo di escludere la pagina dall&#8217;indice, non di gestire la scelta di una pagina canonica;</li>



<li>Specifica una pagina canonica quando utilizzi i tag hreflang;</li>



<li>Utilizza per il link l&#8217;URL canonico, anziché un URL duplicato, quando stabilisci i collegamenti all&#8217;interno del tuo sito. Utilizzare sempre lo stesso URL per i link aiuta Google a comprendere quale sia la tua preferenza per l&#8217;URL canonico;</li>



<li>Preferire HTTPS a HTTP per gli URL canonici.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ma è obbligatorio usare il Canonical Tag?</strong></h2>



<p><strong>No, non è obbligatorio, ma è fortemente raccomandato</strong>. Si tratta, in effetti, di un segnale facoltativo che il webmaster vuole fornire al crawler del motore di ricerca per <strong>ottimizzare i processi di scansione, indicizzazione e posizionamento delle pagine</strong>.&nbsp;</p>



<p>Come sappiamo, <strong>il crawler del motore di ricerca destina al nostro sito solo una piccolissima porzione di tempo</strong>; sprecarlo per fargli seguire URL duplicati è un errore da evitare.&nbsp;</p>



<p>Come segnala in un <a href="https://ahrefs.com/blog/canonical-tags/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>articolo Joshua Hardwick, Head of Content di Ahrefs</strong></a>, <strong>a Google non piacciono i contenuti duplicati</strong>, perché rende più difficile per loro scegliere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>quale versione di una pagina indicizzare (ne indicizzerà solo una!);</li>



<li>quale versione di una pagina classificare per le query pertinenti;</li>



<li>se deve consolidare il &#8220;link equity&#8221; su una pagina o dividerlo tra più versioni.</li>
</ul>



<p><strong>L’inserimento di un Canonical Tag risolve questi problemi</strong>, rendendo più efficace il processo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come avviene la canonicalizzazione&nbsp;</strong></h2>



<p>Per <strong>inserire un Canonical TAG</strong> è sufficiente utilizzare una sintassi semplice, da <strong>inserire nella sezione &lt;head&gt; di una pagina web, così:</strong></p>



<p>&lt;link rel=“canonical” href=“https://sitoesempio.it/pagina-esempio/” /&gt;</p>



<p>Come consigliato da John Muller, però, <strong>è preferibile usare il link per interno, quindi comprensivo di “https://”</strong> (è meglio usare l’HTTPS se presente invece dell’HTTP). <br>Se non sei pratico di codice e non hai idea di come inserire un tag html nell’head della pagina, <strong>puoi usare un plugin di WordPress come Yoast</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Yoast.png" alt="canonical tag Yoast" class="wp-image-19713" width="1196" height="814" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Yoast.png 1196w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Yoast-300x204.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Yoast-1024x697.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Yoast-768x523.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1196px) 100vw, 1196px" /></figure>



<p><strong>Se non lo fai, sarà Google a decidere quale versione duplicata della pagina indicizzare</strong>, in base ad una serie di fattori:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>se la pagina viene pubblicata tramite HTTP o HTTPS;&nbsp;</li>



<li>la qualità della pagina;&nbsp;</li>



<li>la presenza dell&#8217;URL in una Sitemap e di qualsiasi etichettatura di tipo rel=canonical.&nbsp;</li>
</ul>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Canonical URLs: How Does Google Pick the One? #AskGoogleWebmasters" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/8j_hxBw5B4E?start=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>In realtà, come racconta il solito Muller in questo video, <strong>puoi anche indicare la tua preferenza tramite queste tecniche, ma Google</strong>, per vari motivi, <strong>potrebbe comunque scegliere come canonica una pagina diversa</strong> da quella che preferiresti tu perché ritenuta la versione migliore.</p>



<p><strong>Perché Google è Google, e fa come gli pare!</strong></p>
<p>The post <a href="https://www.open-box.it/canonical-tag/">Cosa sono e a cosa servono i canonical Tag</a> appeared first on <a href="https://www.open-box.it">Open-Box</a>.</p>
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		<item>
		<title>La Generazione Z effettua le ricerche online in modo differente</title>
		<link>https://www.open-box.it/generazione-z-ricerche-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[OpenBox]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2022 11:42:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital]]></category>
		<category><![CDATA[Generazione Z]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[ricerche online]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=19431</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Generazione Z scopre prodotti, eventi, esperienze e informazioni online in modo unico, con ricerche online differenti rispetto al passato.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>responsabile della divisione Knowledge &amp; Information di Google</strong>, Prabhakar Raghavan, nella conferenza <a href="https://fortune.com/conferences/fortune-brainstorm-tech-2022/agenda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Brainstorm Tech di Fortune</strong></a> sul futuro dei prodotti <a href="https://www.open-box.it/google-risultati-alta-qualita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Google</strong></a>, ha affermato che <strong><a href="https://www.open-box.it/tiktok-pulse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">TikTok</a> è la piattaforma social più utilizzata dalla Generazione Z</strong> anche per <strong><a href="https://www.open-box.it/migliori-alternative-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fare ricerche online</a></strong>.</p>



<p>Una <strong>minaccia alla leadership</strong> del colosso dei motori di ricerca, che preoccupa non poco, perché se <strong>prima</strong> <strong>le ricerche venivano effettuate per fruire di contenuti principalmente testuali</strong>, adesso la <strong>generazione tra i 18 e i 24 anni </strong>preferisce i <strong>contenuti visivi</strong>.</p>



<p>Queste affermazioni non stupiscono, visto che la <strong>Generazione Z è palesemente la più iperconnessa rispetto a quelle precedenti</strong>, e quindi per i marketer è importante capire come rivolgersi al pubblico più giovane.</p>



<p><strong>Le caratteristiche principali nel loro uso della tecnologia</strong> sono le seguenti:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>essere collegati a più canali di social media contemporaneamente;</li><li>avere una mentalità orientata ai dispositivi mobili;</li><li>amare i contenuti video.</li></ul>



<p>La <strong>Gen Z scopre nuovi quindi prodotti, eventi, esperienze e informazioni online in modo unico</strong>, tramite <strong>ricerche online differenti</strong> rispetto al passato.</p>



<p>In questo articolo ti mostriamo alcuni comportamenti che i marketer devono conoscere per cercare di <strong>entrare nel radar dei più giovani</strong> e intercettarli.</p>



<p>Scopriamo <strong>come la Generazione Z effettua ricerche online.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Generazione Z ricerca parole chiave a coda lunga più frequentemente</strong></h2>



<p>Non stupirti se il titolo di questo paragrafo ti sembrerà insolitamente lungo, è un modo per introdurre e dimostrare <strong>come ottimizzare i contenuti per le parole chiave a coda lunga</strong>.</p>



<p>Le generazioni precedenti avrebbero <strong>effettuato le ricerche online con parole chiave secche e brevi</strong>, come “Generazione Z + keyword”, mentre <strong>i più giovani prediligono domande o frasi complete</strong>, del tipo “Quali parole chiave cerca la Generazione Z”. </p>



<p>Uno <a href="https://www.frac.tl/unlocking-secrets-search-generation/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>studio recente di Fractl</strong></a> rileva che<strong> i giovani preferiscono le parole chiave a coda lunga</strong> e che le loro <strong>ricerche includono almeno 5 o 6 parole</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.frac.tl/wp-content/uploads/2020/01/Asset01.png" alt=""/><figcaption><strong><a href="https://www.frac.tl/unlocking-secrets-search-generation/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fonte</a></strong></figcaption></figure>



<p>La <strong>ricerca di parole chiave a coda lunga</strong> aumenta anche tra i <strong>Millennial</strong>, tanto da lasciar pensare che sia necessario <strong>inserire questa strategia di ottimizzazione</strong> nei siti e nei contenuti.</p>



<p>La <strong>Gen Z</strong> utilizza sempre più spesso gli <strong>assistenti vocali e i dispositivi intelligenti</strong>, facendo <strong>domande intere o dando comandi completi</strong>, che ​​l’<strong>algoritmo AI </strong>riconoscerà come<strong> query a coda lunga.</strong></p>



<p>Questo rende chiaro quanto sia importante <strong>ottimizzare per parole chiave a coda lunga</strong>, che coinvolgeranno sempre più ogni fascia d’età.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Generazione Z utilizza query con “migliori”, “come fare per” ed “economico”</strong></h2>



<p>Lo <strong>studio Fractl </strong>al quale accennavamo prima ha anche messo in evidenza che<strong> la Gen Z effettua le ricerche online includendo termini come “migliori”</strong>.</p>



<p>Ad esempio, <strong>quali sono i migliori ristoranti di una zona specifica</strong> sottolinea <strong>quanto sia importante per i giovani andare alla scoperta di esperienze esclusive</strong>.</p>



<p>Altri termini <strong>molto presenti sono “economico” e “come fare per”</strong>, che testimoniano <strong>la necessità di risparmiare e di trovare soluzioni rapide e veloci</strong>.</p>



<p>Altro dato da evidenziare è che <strong>la maggior parte delle ricerche avviene da dispositivi mobili</strong>, che soddisfano i più giovani ma piacciono anche gli algoritmi. Anche <strong><a href="https://www.open-box.it/indicizzazione-posizionamento-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google</a> sta premiando sempre più spesso i siti con risultati di ricerca ottimizzati per dispositivi mobili</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.frac.tl/wp-content/uploads/2020/01/Asset02.png" alt=""/><figcaption><strong><a href="https://www.frac.tl/unlocking-secrets-search-generation/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fonte</a></strong></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Generazione Z predilige abitualmente contenuti video rispetto agli altri</strong></h2>



<p>I più giovani prediligono <strong>contenuti video</strong>, e quando effettuano <strong>ricerche online</strong> mirano a trovare questa tipologia di risultato.</p>



<p>Secondo quanto riportato in questo articolo su <a href="https://www.thinkwithgoogle.com/marketing-strategies/video/gen-z-and-youtube/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Think with Google</strong></a>, circa l’<strong>85% di adolescenti utilizza <a href="https://www.open-box.it/guadagnare-shorts-youtube/" target="_blank">YouTube</a> per le proprie ricerche</strong> e ammette di avere imparato qualcosa con profitto proprio da questa piattaforma.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Questo evidenzia quanto <strong>la Gen Z preferisca conoscere informazioni e prodotti attraverso i video,</strong> invece che leggendo un testo.</p>



<p>Ad esempio, vedere la <strong>realizzazione di una ricetta passo dopo passo</strong>, rispetto a dover leggere un contenuto spesso lungo è considerato <strong>vantaggioso in termini di tempo e soglia di attenzione</strong>.</p>



<p>Per questo motivo vengono <strong>preferite piattaforme social come <a href="https://www.open-box.it/tiktok-creator-marketplace/" target="_blank">TikTok</a>, <a href="https://www.open-box.it/ottimizzare-link-in-bio-instagram/" target="_blank">Instagram</a> e Snapchat</strong> per <strong>effettuare ricerche o trovare informazioni</strong>.</p>



<p><a href="https://www.adweek.com/brand-marketing/as-gen-z-reshapes-the-social-media-landscape-marketers-need-to-be-open-to-change/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Recenti studi hanno mostrato che circa il 45% della Gen Z cerca prodotti o notizie sui social media</strong></a>, inserendo nel campo ricerca delle domande come “migliori ristoranti di Lisbona” e ottenendo come risposta <strong>video brevi e interessanti</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p>Sono trascorsi più di 25 anni da quando internet ha conquistato il mondo ed era prevedibile che <strong>i comportamenti degli utenti cambiassero ed evolvessero.</strong></p>



<p>Per <strong>raggiungere un pubblico così giovane</strong>, la strategia di marketing ideale dovrebbe includere <strong>ottimizzazione per parole chiave a coda lunga</strong>, <strong>video</strong>, <strong>design realizzato per i dispositivi mobili</strong> e una <strong>user experience fluida e veloce</strong>.</p>
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		<title>I tentativi di Google nel fornire risultati di alta qualità</title>
		<link>https://www.open-box.it/google-risultati-alta-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Aug 2022 13:23:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=19259</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vediamo quali sono i tentativi di Google nel fornire risultati di alta qualità agli utenti, annunciati in un articolo sul blog ufficiale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><a href="https://www.open-box.it/indicizzazione-posizionamento-google/" target="_blank">Google</a> è in continua evoluzione</strong>, e anche se le modifiche e gli aggiornamenti dell’algoritmo creano non pochi grattacapi a chi gestisce progetti web basati sul traffico organico, <strong>le intenzioni sono senz’altro buone</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L’obiettivo dichiarato, infatti, è <strong>presentare all’utente il miglior risultato possibile per la propria interrogazione</strong>, e chiunque abbia utilizzato la <a href="https://www.open-box.it/migliori-alternative-google/" target="_blank">ricerca di Google</a> sa che <strong>non capita proprio sempre.</strong>&nbsp;</p>



<p>Ne è consapevole anche Big G, che ha infatti pubblicato di recente un articolo sul blog ufficiale dal titolo<strong> </strong><a href="https://blog.google/products/search/information-literacy/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>“New ways we&#8217;re helping you find high-quality information”</strong></a>. </p>



<p><strong>Vediamo quali sono questi tentativi di Google nel fornire risultati di alta qualità.&nbsp;</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Migliorare i Featured Snippet</strong></h2>



<p>L’innovazione presentata dall’azienda di Mountain View riguarda in particolare una funzione presente da qualche anno nelle SERP, ovvero nelle pagine di risultati di ricerca. Ci riferiamo ai <strong>Featured Snippet, altrimenti noti come “Risultati Zero”</strong>.&nbsp;</p>



<p>Cosa sono? <strong>Si tratta di risultati di ricerca differenti rispetto a quelli canonici</strong>, che presentano due peculiarità:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>il riquadro ad essi dedicato è più ampio e contiene più testo;</li><li>si posiziona sempre in alto, prima dei risultati standard, per questo è chiamato anche risultato zero.&nbsp;</li></ul>



<p><strong>Ecco un esempio.&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="516" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/08/google-featured-snippet-esempio.jpg" alt="google featured snippet esempio" class="wp-image-19266" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/08/google-featured-snippet-esempio.jpg 800w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/08/google-featured-snippet-esempio-300x194.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/08/google-featured-snippet-esempio-768x495.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p><strong>Questi featured snippet presentano pregi e difetti</strong>, di cui Google è perfettamente consapevole. Innanzitutto, <strong>non sempre il testo presentato risponde in modo esaustivo alla domanda dell’utente</strong>, e per questo motivo<strong> tendono ad essere molto variabili</strong>. Inoltre, <strong>per chi produce il contenuto non è sempre da preferire conquistare questo risultato, perché potrebbe tradursi in un mancato click sul link</strong>.&nbsp;</p>



<p>In effetti, <strong>se l’utente trova già le informazioni di cui aveva bisogno, perché dovrebbe cliccare e leggere tutto il contenuto?&nbsp;</strong></p>



<p>Ecco un esempio.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="289" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/08/google-featured-snippet-esempio_02-1.jpg" alt="google featured snippet esempio" class="wp-image-19268" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/08/google-featured-snippet-esempio_02-1.jpg 800w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/08/google-featured-snippet-esempio_02-1-300x108.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/08/google-featured-snippet-esempio_02-1-768x277.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>Insomma, <strong>non è tutto oro quello che luccica, a differenza di quanto dichiarato dall’azienda, che considera i Featured Snippet&nbsp;</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>“utili sia per le persone che effettuano ricerche su Google, sia per gli editori web, poiché gli snippet in primo piano indirizzano il traffico verso i siti.”</em></p></blockquote>



<p>Ad ogni modo, <strong>questi snippet consentono al motore di ricerca di trasformarsi in un motore di risposta</strong>, che è da anni l’obiettivo di Google, con buona pace per chi produce i contenuti.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Il ruolo dell’intelligenza artificiale</strong></h2>



<p>Come si legge nell’articolo summenzionato, <strong>Google sta cercando di migliorare i risultati zero</strong> utilizzando l’ultimo modello di intelligenza artificiale, denominato<strong> Multitask Unified Model (MUM)</strong>.&nbsp;</p>



<p>Grazie ad esso, i sistemi del motore di ricerca sono in grado di&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>“comprendere la nozione di consenso, ovvero quando più fonti di alta qualità sul Web concordano tutte sullo stesso fatto”</em>&nbsp;</p></blockquote>



<p>In che modo? <strong>Confrontando i callout degli snippet</strong>, ovvero la parola o le parole richiamate sopra lo snippet in primo piano in un carattere più grande, <strong>rispetto ad altre fonti di alta qualità sul Web</strong>, per vedere se c&#8217;è un consenso generale per quel risultato, anche se le fonti usano parole o concetti per descrivere la stessa cosa.&nbsp;</p>



<p>A suo dire <strong>questa tecnica ha migliorato significativamente la qualità e l&#8217;utilità degli snippet in primo piano</strong>.</p>



<p>Inoltre, gli ingegneri di Google stanno <strong>istruendo l’intelligenza artificiale a capire quando questo tipo di risultato non è risolutivo</strong> e non&nbsp; rappresenta, quindi, il modo migliore per rispondere alla domanda dell’utente, che richiede invece un maggiore approfondimento.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Alfabetizzazione informatica</strong></h2>



<p>Oltre a migliorare il sistema di base al fine di restituire all’utente informazioni di alta qualità, <strong>Google ha anche creato delle funzioni di “Information literacy”, ovvero di alfabetizzazione informatica</strong>, che possano aiutare le persone a valutare le informazioni.&nbsp;</p>



<p>Come spiega nel suo articolo Pandu Nayak, Google Fellow e vicepresidente di Google, <strong>le persone tendono ad interrogare il motore di ricerca anche per validare informazioni trovate sui social o fornite da amici e parenti</strong>, per questo motivo l’azienda ha investito nella creazione di alcune funzionalità aggiuntive, tra <strong>Fact Check Explorer</strong>, <strong>Ricerca inversa di immagini </strong>(Reverse image search) e <strong>Informazioni su questo risultato </strong>(About this result), interessate da un importante aggiornamento.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Le modifiche alla sezione About This Result</strong></h2>



<p>Introdotta, un anno fa, <strong>la funzione About This Result consente all’utente di acquisire maggiori informazioni sul produttore del contenuto</strong>, o comunque sul sito che lo ospita, per capire se si tratta di una fonte affidabile e autorevole.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_images/Helpful_Context.gif" alt="risultati di ricerca Google"/></figure>



<p>In merito a questa funzione <strong>Google ha annunciato l’introduzione di alcune novità</strong>, ad esempio quanto viene diffusa una fonte, recensioni online su una fonte o un&#8217;azienda, se l&#8217;azienda è di proprietà di un&#8217;altra entità o anche quando non si riescono a trovare molte informazioni su una fonte.</p>



<p>L’obiettivo è <strong>fornire il contesto più ampio possibile</strong> per consentire all’utente di valutare e validare quella fonte.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Espansione degli avvisi sui contenuti per lacune informative</strong></h2>



<p><strong>Il web è pieno di notizie false</strong>, bufale costruite ad hoc, informazioni riportate male, ed anche se Google non è un produttore di contenuti ma solo un motore di ricerca è consapevole del suo ruolo e delle sue <strong>responsabilità nel consentire l’accesso a risultati di bassa qualità</strong>.&nbsp;</p>



<p>Le notizie viaggiano sempre più velocemente dei fatti, creando quello che viene definito un <strong>vuoto di dati</strong>, che <strong>Google vuole provare a contenere e contrastare</strong>.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>“Per affrontare questi problemi, mostriamo avvisi sui contenuti in situazioni in cui un argomento è in rapida evoluzione, indicando che potrebbe essere meglio ricontrollare più tardi quando sono disponibili più fonti.”</em></p></blockquote>



<p>In tal senso l’azienda sta <strong>introducendo degli avvisi anche nelle pagine di risultato per ricerche per le quali Google non ha un&#8217;elevata fiducia </strong>relativamente alla qualità complessiva dei risultati disponibili.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_images/illuminati-3-loop.gif" alt="risultati di ricerca google"/></figure>



<p>In pratica, anche se la ricerca ha restituito dei risultati, <strong>Google non ha abbastanza dati per validare la qualità delle informazioni fornite</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>6. Educare contro la disinformazione</strong></h2>



<p><strong>La disinformazione è uno dei mali dei nostri tempi</strong>, e può fare enormi danni, soprattutto negli utenti meno provvisti di strumenti critici di valutazione delle informazioni.&nbsp;</p>



<p>Per questo motivo, oltre alle migliorie tecniche del motore di ricerca, tramite la <strong>Google News Initiative (GNI)</strong> l’azienda ha investito quasi 75 milioni di dollari in progetti e partnership che lavorano per <strong>rafforzare l&#8217;alfabetizzazione mediatica e combattere la disinformazione in tutto il mondo</strong>.</p>



<p>Nell’articolo è stato annunciata anche la <strong>nuova partnership con MediaWise</strong>, presso il Poynter Institute for Media Studies, e <strong>PBS NewsHour Student Reporting Labs</strong>, per sviluppare <strong>piani di lezioni di alfabetizzazione informatica per insegnanti di studenti delle scuole medie e superiori</strong>.&nbsp;</p>



<p>Saranno<strong> disponibili gratuitamente</strong> per gli insegnanti che utilizzano PBS Learning Media e per il download sul sito Web di Poynter.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p>Insomma, <strong>Google si sta impegnando a migliorare il modo in cui gli utenti entrano in contatto con le informazioni e la qualità delle stesse,</strong> ma si tratta pur sempre di interventi tecnici che riguardano il motore di ricerca.&nbsp;</p>



<p><strong>Il ruolo principale in questa battaglia contro le informazioni di scarsa qualità è ricoperto dai produttori di contenuti</strong>, siano essi gruppi editoriali multinazionali o piccoli creator, che devono impegnarsi a <strong>scrivere e diffondere notizie e articoli informativi accurati e ben strutturati</strong>.&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non solo Google: le 10 migliori alternative al motore di ricerca</title>
		<link>https://www.open-box.it/migliori-alternative-google/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2022 12:49:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tech news]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=18791</guid>

					<description><![CDATA[<p>Hai mai pensato di utilizzare motori di ricerca diversi da Google? In questo articolo ti suggeriamo 10 valide alternative.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Google </strong>non è solo un motore di ricerca, ma <strong>IL motore di ricerca</strong> a cui fanno riferimento molte persone per le loro <strong>ricerche quotidiane</strong>, per recensioni su luoghi e prodotti e per tenersi aggiornati sulle ultime notizie.</p>



<p>Ma non solo!</p>



<p><strong>Google è anche il motore di ricerca di riferimento per i professionisti di <a href="https://www.open-box.it/indicizzazione-posizionamento-google/" target="_blank">SEO</a> e marketing</strong>.</p>



<p>Con una <a href="https://gs.statcounter.com/search-engine-market-share" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>quota di mercato superiore al 90%</strong></a>, è difficile poter affermare che <strong>qualsiasi altro motore di ricerca fornisca risultati migliori di Google</strong>. O almeno questa è la percezione comune.</p>



<div id="all-search_engine-ww-monthly-202103-202203" width="600" height="400" style="width:600px; height: 400px;"></div><!-- You may change the values of width and height above to resize the chart --><p>Source: <a href="https://gs.statcounter.com/search-engine-market-share" target="_blank">StatCounter Global Stats &#8211; Search Engine Market Share</a></p><script type="text/javascript" src="https://www.statcounter.com/js/fusioncharts.js"></script><script type="text/javascript" src="https://gs.statcounter.com/chart.php?all-search_engine-ww-monthly-202103-202203&#038;chartWidth=600"></script>



<p>La sua <strong>interfaccia intuitiva</strong> e la sua <strong>esperienza personalizzata</strong> sull’utente sono delle caratteristiche accattivanti, ma non è tutto oro quello che luccica.</p>



<p>Infatti in cambio, <strong>Google tiene traccia della tua attività</strong> e mantiene una <strong>cronologia delle tue query di ricerca</strong>, <strong>dei siti visitati</strong> e tanto altro, <strong>catalogando le tue abitudini di navigazione</strong>.</p>



<p>Queste <strong>informazioni sono condivise con inserzionisti</strong> e parti terze interessate.</p>



<p>Tutto ciò non è un segreto!</p>



<p>Hai mai pensato di <strong>utilizzare motori di ricerca alternativi a Google</strong>, per avere più privacy oppure meno pubblicità?</p>



<p>In questo articolo ti suggeriamo <strong>10 valide alternative</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Bing</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-bing.jpg" alt="alternative google bing" class="wp-image-18812" width="1200" height="469" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-bing.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-bing-300x117.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-bing-1024x400.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-bing-768x300.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p>Iniziamo indicando il primo <strong>vantaggio dell’utilizzo di </strong><a href="https://www.bing.com/?cc=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Bing</strong></a><strong>, in alternativa a Google</strong>.</p>



<p><strong>Bing ha un programma di premi</strong> che ti consente di accumulare punti durante le tue ricerche, con l’opportunità di riscattarli negli store Microsoft e Windows.</p>



<p>Altro punto a favore è la <strong>ricerca immagini</strong>, sembra molto più <strong>intuitiva e chiara</strong>, così come quella <strong>video</strong>.<br><strong>Bing gestisce quasi </strong><a href="https://www.statista.com/statistics/267161/market-share-of-search-engines-in-the-united-states/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>un quarto di tutte le ricerche</strong></a> effettuate negli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-statistiche.jpg" alt="alternative google statistiche" class="wp-image-18794" width="1200" height="720" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-statistiche.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-statistiche-300x180.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-statistiche-1024x614.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-statistiche-768x461.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Yandex</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-yandex.jpg" alt="alternative google yandex" class="wp-image-18810" width="1200" height="614" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-yandex.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-yandex-300x154.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-yandex-1024x524.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-yandex-768x393.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p>Stai cercando una prospettiva di ricerca al di fuori degli Stati Uniti? Allora la tua risposta è <a href="https://yandex.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Yandex</strong></a>, utilizzato da <a href="https://gs.statcounter.com/search-engine-market-share/all/russian-federation" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>oltre il 45%</strong></a><strong> degli utenti russi</strong>.</p>



<div id="all-search_engine-RU-monthly-202103-202203" width="600" height="400" style="width:600px; height: 400px;"></div><!-- You may change the values of width and height above to resize the chart --><p>Source: <a href="https://gs.statcounter.com/search-engine-market-share/all/russian-federation" target="_blank">StatCounter Global Stats &#8211; Search Engine Market Share</a></p><script type="text/javascript" src="https://www.statcounter.com/js/fusioncharts.js"></script><script type="text/javascript" src="https://gs.statcounter.com/chart.php?all-search_engine-RU-monthly-202103-202203&#038;chartWidth=600"></script>



<p>È utilizzato anche in <strong>Bielorussia, Kazakistan, Turchia e Uzbekistan</strong>. <strong>Yandex è un motore di ricerca complessivamente facile da usare</strong>, che come bonus aggiuntivo, offre una <strong>suite di alcuni strumenti</strong> piuttosto interessanti, che puoi <a href="https://yandex.com/dev/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>verificare qui</strong></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Openverse</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-openverse.jpg" alt="alternative google openverse" class="wp-image-18808" width="1200" height="607" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-openverse.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-openverse-300x152.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-openverse-1024x518.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-openverse-768x388.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p><a href="https://wordpress.org/openverse/?referrer=creativecommons.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Openverse</strong></a>, conosciuto in precedenza come <strong>CC Search,</strong> è la soluzione ideale per la ricerca di quasi tutti i <strong>contenuti privi di copyright</strong>.</p>



<p>Un motore di ricerca perfetto, se hai bisogno di <strong>musica per un video, un&#8217;immagine per un post sul blog o qualsiasi altra cosa, senza doverne chiedere i diritti d’autore.</strong></p>



<p><strong>Openverse </strong>funziona attingendo risultati da piattaforme come<strong> Soundcloud, Wikimedia e Flickr</strong> e visualizzando i risultati etichettati come<strong> materiale Creative Commons.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Swisscows</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-swisscows.jpg" alt="alternative google swisscows" class="wp-image-18806" width="1200" height="609" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-swisscows.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-swisscows-300x152.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-swisscows-1024x520.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-swisscows-768x390.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p><a href="https://swisscows.com/?culture=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Swisscows</strong></a><strong> è un’opzione unica</strong> se sei preoccupato per la tua <strong>privacy</strong>, perché questo motore di ricerca è orgoglioso di rispettarla a pieno, senza <strong>mai raccogliere, archiviare o tracciare dati</strong>.</p>



<p><strong>Utilizza l&#8217;intelligenza artificiale</strong> per determinare il <strong>contesto della query </strong>e nel tempo, promette di rispondere alle domande con sempre più sorprendente precisione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. DuckDuckGo</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-duckduckgo.jpg" alt="alternative google duckduckgo" class="wp-image-18804" width="1200" height="505" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-duckduckgo.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-duckduckgo-300x126.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-duckduckgo-1024x431.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-duckduckgo-768x323.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p>Anche <a href="https://duckduckgo.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>DuckDuckGo</strong></a><strong> non raccoglie né archivia le tue informazioni personali</strong>, quindi puoi eseguire le tue ricerche in tutta tranquillità.</p>



<p>La scelta perfetta per coloro che desiderano <strong>mantenere private le proprie abitudini di navigazione e le proprie informazioni personali</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>6. StartPage</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-startpage.jpg" alt="alternative google startpage" class="wp-image-18802" width="1200" height="484" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-startpage.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-startpage-300x121.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-startpage-1024x413.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-startpage-768x310.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p><a href="https://www.startpage.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>StartPage</strong></a><strong> offre risposte da Google</strong>, ma è la scelta perfetta se vuoi i risultati di ricerca senza che la cronologia delle ricerche venga monitorata e archiviata.</p>



<p>Include anche un <strong>generatore di URL (utile perché elimina la necessità di raccogliere i cookie), un servizio proxy e il supporto HTTPS.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>7. OneSearch</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-onesearch.jpg" alt="alternative google onesearch" class="wp-image-18800" width="1200" height="339" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-onesearch.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-onesearch-300x85.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-onesearch-1024x289.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-onesearch-768x217.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p><strong>Verizon Media</strong>, gigante della comunicazione e precedente proprietario di Yahoo, ha lanciato il suo motore di ricerca incentrato sulla privacy, <a href="https://www.onesearch.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>OneSearch</strong></a>, nel gennaio 2020.</p>



<p>Il motore di ricerca promette:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Nessun cookie di tracciamento, retargeting o profilazione personale;</li><li>Nessuna condivisione di dati personali con gli inserzionisti;</li><li>Nessuna memorizzazione della cronologia delle ricerche degli utenti;</li><li>Risultati di ricerca imparziali e non filtrati;</li><li>Termini di ricerca crittografati.</li></ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>8. Wiki.com</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-wiki.jpg" alt="alternative google wiki" class="wp-image-18798" width="1200" height="416" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-wiki.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-wiki-300x104.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-wiki-1024x355.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-wiki-768x266.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p>Il <strong>motore di ricerca </strong><a href="https://www.wiki.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Wiki.com</strong></a> estrae i suoi risultati da migliaia di wikis in rete. È perfetto per coloro che apprezzano le informazioni suggerite dalle comunità che si trovano su <strong>siti come Wikipedia</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>9. GiveWater</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-givewater.jpg" alt="alternative google givewater" class="wp-image-18796" width="1200" height="619" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-givewater.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-givewater-300x155.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-givewater-1024x528.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/04/alternative-google-givewater-768x396.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p><strong>GiveWater</strong> è un <a href="https://www.givewater.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>motore di ricerca a impatto sociale</strong></a>, realizzato con lo scopo di avere un <strong>effetto positivo sul mondo.</strong></p>



<p>Utilizzandolo puoi alleviare il <strong>problema dell&#8217;acqua di scarsa qualità e dei servizi igienico-sanitari inefficaci</strong> in tutti i paesi in via di sviluppo.</p>



<p>È stata fondata dopo che il CEO dell&#8217;azienda ha incontrato il <strong>fondatore di Charity, Water, Scott Harrison</strong>, ed è stato ispirato a cercare di fare la differenza attraverso il proprio lavoro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>10. Ecosia</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://cdn-indexpage.ecosia.org/img/extension-slide1@2x.995c8b4.webp " alt=""/></figure>



<p>Stai cercando di salvare il pianeta, un albero alla volta? Allora <a href="https://www.ecosia.org/?c=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Ecosia</strong></a><strong> è il motore di ricerca ecologico</strong> che fa per te!</p>



<p>Potresti restare sorpreso nello scoprire quanto le tue <strong>ricerche su Google </strong>contribuiscono effettivamente alla creazione di un bel po&#8217; di CO2.</p>



<p>Per ovviare a questo problema, Ecosia utilizza i <strong>ricavi generati dalle query dei motori di ricerca per piantare alberi</strong>.</p>



<p>In linea generale, per darti un’idea, <strong>Ecosia</strong> ha bisogno di circa <strong>45 ricerche per piantare un nuovo albero</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p>Di certo, questi <strong>non sono gli unici motori di ricerca da poter utilizzare in alternativa a Google</strong>, ma sono un ottimo punto di partenza.</p>



<p><strong>Google è la scelta più popolare tra i motori di ricerca</strong>, ma può non essere sempre la scelta migliore, in base alle tue esigenze e alle tue priorità.</p>



<p>Prova a <strong>sperimentare un modo di ricerca nuovo</strong>, provando una di queste possibilità e trovando quella più adatta a te e alle tue necessità.</p>
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		<title>Google Plus introduce le raccolte e crea lo stream su misura</title>
		<link>https://www.open-box.it/google-plus-introduce-le-raccolte-e-crea-lo-stream-su-misura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Carusi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2015 12:53:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Social News]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[Google+ collection]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi siete mai trovati a leggere post poco interessanti di un profilo tra le vostre cerchie? Da oggi Google plus...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi siete mai trovati a <strong>leggere post poco interessanti</strong> di un profilo tra le vostre cerchie? Da oggi <strong>Google plus</strong> rende possibile selezionare i contenuti attraverso le <strong>“collection”</strong> raccogliendoli, appunto, <strong>secondo categorie scelte dell&#8217;autore</strong>. E&#8217; possibile quindi <strong>creare nuovi contenuti e categorizzarli</strong> in più raccolte scegliendo semplicemente l&#8217;opzione sul menù di Google plus, in questo modo chi è nelle vostre cerchie potrà scegliere<strong> se visualizzare tutti i vostri post oppure solo un determinato tema di argomenti</strong>.</p>
<p>Al momento della creazione del post verrà quindi chiesto <strong>se condividerlo con le cerchie, al pubblico, oppure se inserirlo in una raccolta già creata</strong>, quest&#8217;ultima con l&#8217;ulteriore possibilità di essere condivisa con profili scelti dal creatore attraverso l&#8217;opzione “Aggiungi persone”. Con questa novità Google continua la sua battaglia per far diventare<strong> più attivi i suoi iscritti</strong> e affermare<strong> la sua importanza come social network</strong>, dando appunto l&#8217;opzione di personalizzare ancora di più i contenuti condivisi e, magari, non sapere più cosa ha mangiato per pranzo quel <strong>vostro amico esperto di Ikebana</strong>!</p>
<p><strong>(si l&#8217;ikebana è bella e meritava di essere nominata #freeikebana ;P ) </strong>    	</p>
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		<item>
		<title>Tanto rumore per nulla: nascita e fine dell&#8217;Authorship</title>
		<link>https://www.open-box.it/rumore-per-nulla-nascita-dellauthorship/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Pogliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2014 08:12:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[Authorship]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;This is the end&#8221; cantava Jim Morrison con i suoi Doors&#8230; canzone perfetta per rappresentare l&#8217;infausto destino dell&#8217; Authorship di...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;This is the end&#8221; cantava Jim Morrison con i suoi Doors&#8230; canzone perfetta per rappresentare l&#8217;infausto destino dell&#8217; <strong>Authorship di Google</strong>. Eh sì, la grande G ha deciso di &#8220;concludere&#8221; l&#8217;<strong>esperimento relativo all&#8217;attribuzione dei contenuti</strong>, cominciato anni fa e mai realmente decollato.</p>
<p>L&#8217;Authorship permetteva agli autori di dimostrare di essere i reali creatori di un determinato contenuto. Opportunità che sulla carta pareva certamente interessante, ma che nella realtà non ha mai trovato il seguito sperato. La maggior parte dei blogger e degli influencer (le persone a cui forse più era destinata) non la utilizzavano, privandola di quel necessario &#8220;humus&#8221; per farla crescere ed affermare (secondo Forbes solo un 30% dei principali influencer aveva adottato l’authorship). Gli editori stessi non avevano mai dato l&#8217;impressione di valutarla come una funzione utile, tant&#8217;è che i due terzi dei blog e siti di news non la utilizzava.</p>
<p>Google, sempre attenta e in ascolto, non poteva certamente far finta di nulla. Il fallimento dell&#8217;Authorship era palpabile e già da qualche settimana Google era corsa ai ripari, smantellandola, lentamente, quanto inesorabilmente. A fine Luglio è stato il turno della foto dell’autore nei risultati di ricerca, tolta in fretta e furia, oggi quello dello &#8220;spegnimento&#8221; dell&#8217;Authorship dal <a href="https://support.google.com/webmasters/answer/6083347?hl=it" target="_blank">Web Master Tools</a>.</p>
<p>Una novità &#8220;spiazzante&#8221; per molti la fine dell&#8217;Authorship, ma non per Google, che ha sa sempre dimostrato come la sua ricerca per migliorarsi sia continua e come non abbia il minimo timore di testare innovazioni e di farle morire se non necessarie.</p>
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		<title>Google+ fa sempre più rima con SEO</title>
		<link>https://www.open-box.it/google-fa-sempre-piu-rima-con-seo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Pogliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2014 10:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Social News]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[SERP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eh sì, nonostante tutti i nostri tentativi è arrivato il momento di considerarlo&#8230; Dai ammettiamolo, lo abbiamo sempre considerato come...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Eh sì, nonostante tutti i nostri tentativi è arrivato il momento di considerarlo&#8230; <strong>Dai ammettiamolo</strong>, lo abbiamo sempre considerato come il meno bello, necessario, fruibile. Una risorsa da considerare solo in caso estremo. No, non stiamo parlando di qualche persona che ci sta particolarmente antipatica, ma di <strong>Google+</strong>, il social network made in <strong>Big G</strong>.</p>
<p>Dopo i numerosi (e non tutti proficui) tentativi da parte di <strong>Google</strong> di aumentarne gli utenti ma soprattutto l&#8217;appeal di utilizzo, sembra essere finalmente arrivato un ruolo primario per questo Social. Già negli ultimi mesi evevamo notato un certo <strong>fermento</strong>, ma le ultime novità in chiave advertising e soprattutto <strong>SEO</strong> hanno confermato le nostre sensazioni: non è più possibile non considerare Google+.</p>
<p>Nonostante i tentativi di depistaggio di <strong>Matt Cuts</strong>, è sempre più certo come la quantità dei <strong>+1</strong> su una pagina rivestirebbe grande importanza nel fattore di ranking e sul posizionamento nelle <strong>SERP</strong>. Le smentite sono esclusivamente un metodo per evitare spiacevoli situazioni di scambi di click da parte degli utenti (come già avveniva qualche anno fa per i link).</p>
<p>Uno <a href="http://moz.com/blog/google-plus-correlations" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio realizzato da Moz</a> ha ampiamente confermato la sempre più stretto <strong>legame</strong> tra +1 ricevuti e la posizione nelle ricerche, andando ad acquisire <strong>maggior peso</strong> anche di elementi &#8220;storici&#8221; come il numero di backlink in ingresso.</p>
<p>Le <strong>SERP</strong> infatti tendono ad adattarsi ai click dei +1 degli utenti presenti nelle nostre cerchie. Va di logica che <strong>più follower</strong> avremo maggiormente saremo in grado di <strong>influenzare</strong> alcuni risultati nelle loro <strong>ricerche</strong>.</p>
<p>Quindi<strong> olio di gomito,</strong> iniziate ad utilizzare e incrementare le vostre cerchie su<strong> Google+</strong>&#8230; <strong>ormai non potete più tirarvi indietro</strong>!!!</p>
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		<title>Storytelling e geografia: arriva Google Tour Builder</title>
		<link>https://www.open-box.it/storytelling-e-geografia-arriva-google-tour-builder/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Pogliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2013 09:44:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Social News]]></category>
		<category><![CDATA[content curation]]></category>
		<category><![CDATA[Google Tour Builder]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi parliamo di&#8230; GE-O-GRA-FI-A! Tranquilli, non vi riproporremo uno dei tanti temi già sentiti negli anni scolastici, ma uno strumento...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi parliamo di&#8230; GE-O-GRA-FI-A! Tranquilli, non vi riproporremo uno dei tanti temi già sentiti negli anni scolastici, ma uno strumento davvero interessante per la content curation.</p>
<p><strong>Google</strong> (eh sì, sempre loro) ha dato vita al <a href="https://tourbuilder.withgoogle.com/" target="_blank"><strong>Tour Builder</strong></a>, una web application che permette di fare <strong>storytelling</strong> attraverso <strong>Google Earth</strong> ed un publisher di testi e immagini ad esso collegato.</p>
<p><strong>Raccontare è e resterà sempre elemento chiave della cultura umana</strong>, un modo unico per condividere e tramandare le proprie esperienze. Non a caso lo storytelling negli ultimi anni ha acquisito grande valore anche per il business, divenendo strumento di valore per raccontare brand e prodotto, costruendovi attorno una storia che possa coinvolgere a 360° gli utenti.</p>
<p><a title="Google Tour Builder" href="https://tourbuilder.withgoogle.com/" target="_blank">Tour Builder</a>, nasce dall&#8217;intuizione di Google di unire racconto e luoghi, equipaggiando il suo celebre mappamondo digitale (Google Earth) con un editor di testi e immagini. Grazie a tale strumento è possibile legare testi, immagini, link  ai luoghi dove essi si sono svolti.</p>
<p>Data la recente nascita (siamo ancora in versione beta) è difficile ad oggi sancirne chiaramente tutte le possibilità, ma dai primi esempi di utilizzo già si evincono utilizzi promettenti come ad esempio quello storico (<a href="https://tourbuilder.withgoogle.com/builder#play/ahJzfmd3ZWItdG91cmJ1aWxkZXJyDAsSBFRvdXIY6fgEDA" target="_blank">guarda il tour sulla Guerra d&#8217;Indipendenza Americana</a>). In questo senso potrebbe divenire strumento utile anche nel campo dell&#8217;istruzione, una sorta di atlante storico 2.0.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1312" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2013/11/tour-builder-2.png" alt="tour-builder 2" width="640" height="272" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2013/11/tour-builder-2.png 640w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2013/11/tour-builder-2-300x128.png 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>La flessibilità dello strumento però ben si addice anche a brand ed istituzioni, in grado così di dar vita a tour virtuali che raccontino viaggi, eventi, novità&#8230; o addirittura di gestire al meglio situazioni di emergenza (disastri naturali, incidenti, ecc).</p>
<p>Non vi resta che andare a creare il vostro tour, o visitare <a href="https://tourbuilder.withgoogle.com/gallery#1" target="_blank">quelli già realizzati</a>!</p>
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		<title>Google Helpouts, la grande G corre in nostro &#8220;aiuto&#8221;</title>
		<link>https://www.open-box.it/google-helpouts-la-grande-g-corre-in-nostro-aiuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Pogliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2013 08:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Social News]]></category>
		<category><![CDATA[Tech news]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[Hangouts]]></category>
		<category><![CDATA[Helpouts]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Organize the world&#8217;s information and make it universally accessible and useful&#8221;, ecco la mission che Google in questi anni ha,...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>&#8220;Organize the world&#8217;s information and make it universally accessible and useful&#8221;</em></strong>, ecco la mission che <strong>Google</strong> in questi anni ha, con innovazioni e volontà, portato avanti. Inizialmente con il noto motore di ricerca, oggi anche con l&#8217;aiuto delle persone.</p>
<p>Nasce infatti <a href="https://helpouts.google.com/home" target="_blank"><strong>Helpouts</strong></a>, un nuovo strumento capace di collegare in diretta gli utenti tramite chat video con esperti di settore in grado di aiutarli. Casa, cucina, salute, tematiche legate al quotidiano quelle trattate, così da dare agli utenti risposte concrete ai problemi che li affliggono. Ma Helpouts non è un semplice mezzo d&#8217;aiuto agli utenti, o almeno non solo questo. Google punta infatti a realizzare un vero mercato, concedendo la possibilità di realizzare gli Helpouts solo ad aziende approvate che saranno così in grado di avere un&#8217;importante vetrina e conseguentemente offrire i propri servizi agli interessati. Non solo, l&#8217;occasione di assumere il ruolo di <strong>&#8220;esperto risponde&#8221;</strong> è elemento da non sottovalutare, perché oltre che incrementare la reputazione del brand e valorizzarne la competenza potrebbe essere strumento per acquisire &#8220;garanzia&#8221; (almeno percepita agli occhi degli utenti) di autorevolezza nel proprio settore d&#8217;impiego divenendo vero elemento distintivo rispetto ai competitors.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="//www.youtube.com/embed/K-VFC9AQM1k" width="100%" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Per adesso Google ha invitato <strong>1.000 aziende</strong> a partecipare, prevedendo di mantenere la partecipazione solo su invito in questa fase di testing.</p>
<p>I fornitori potranno stabilire i propri prezzi (a Google andrà il <strong>20%</strong> di ogni transazione), sia per minuto che per sessione, anche se una serie di servizi sarà offerta gratuitamente. Gli utenti avranno facoltà di fissare un appuntamento con una particolare azienda, o se disponibile, parlare con loro istantaneamente.</p>
<p>Un reale modo di guadagno certo, ma anche una vetrina per molti altri prodotti di Google. La videoconferenza utilizzerà Hangouts, le aziende si troveranno tramite la ricerca di Google, i pagamenti accettati solo attraverso Google Wallet, e gli utenti dovranno avere un profilo di Google+ per accedere a Helpout.</p>
<p>Gli utenti una volta conclusa la sessione potranno lasciare un feedback, così da creare vere recensioni sulle aziende coinvolte utili agli altri utenti per scegliere le realtà più idonee a rispondere ai propri quesiti.</p>
<p>Come tutte le novità Google gli utenti italiani sono destinati ad attendere&#8230; Gli Helpouts per adesso saranno disponibili solo negli Stati Uniti.</p>
<p><a href="”https://plus.google.com/+MatteoPogliani/?rel=author”" target="_blank">Matteo Pogliani</a>    	</p>
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