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	<title>SEO Archives - Open-Box</title>
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	<description>Open-Box - Software, Comunicazione, Social media &#38; Digital PR</description>
	<lastBuildDate>Mon, 03 Jun 2024 08:03:34 +0000</lastBuildDate>
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	<title>SEO Archives - Open-Box</title>
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		<title>Come differenziare il titolo dei tuoi articoli del blog</title>
		<link>https://www.open-box.it/differenziare-il-titolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2024 13:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il titolo è l'elemento più importante di un contenuto. Vediamo insieme come differenziare il titolo di un articolo e crearne 3 diversi.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Il titolo è la cosa più importante di un articolo informativo</strong>. Non si tratta di una frase ad effetto, e, che sia ben chiaro, non intendo affatto dire che il contenuto non conta, perché non è questo il punto.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il punto è che <strong>un titolo inefficace</strong>, non in grado, quindi, di essere al tempo stesso attraente e adeguato all’esigenza dell’utente, <strong>ridurrà sensibilmente una metrica essenziale</strong>, che prescinde dalla qualità del contenuto: <strong>il CTR (Click-through rate)</strong>, ovvero il rapporto tra il numero di persone che vedono il risultato, in SERP o sui social, e quelle che effettivamente cliccano sul link per fruire del contenuto.</p>



<p><strong>Se il titolo non è stimolante, l’utente non cliccherà, e tutto il lavoro destinato alla produzione di un contenuto di qualità sarà vanificato</strong>.&nbsp;</p>



<p>Detto questo, appare evidente che <strong>non esistono (sempre) titoli validi per tutte le stagioni</strong>, perché<strong> sui social vigono determinate dinamiche, mentre sui motori di ricerca altre</strong>.&nbsp;</p>



<p>Quindi, <strong>vediamo insieme come differenziare il titolo di un articolo</strong>, rendendolo “uno e trino”, distinguendo <strong>sito, social e SERP</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tre titoli per un singolo contenuto</strong></h2>



<p><strong>Ogni pagina web può avere (almeno) tre titoli differenti</strong>, destinati a tre pubblici e piattaforme diverse.&nbsp;</p>



<p>Mi riferisco, nello specifico, a questi tre:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>titolo della pagina visualizzata dall’utente (H1)</strong>: per intenderci, stiamo parlando dell’intestazione del contenuto che l’utente sta fruendo, dopo esserci giunto da una fonte specifica, che può essere la home page del blog, un post social, un risultato di <a href="https://www.open-box.it/migliori-alternative-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ricerca di Google</a>, un link inviato tramite messaggio privato, e così via;</li>



<li><strong>titolo social</strong>, ovvero quello mostrato dalla piattaforma all’utente, composto in genere da Titolo e immagine in evidenza, e in alcuni casi da una descrizione breve;</li>



<li><strong>titolo snippet di Google</strong>, ovvero quello che il motore di ricerca mostra all’interno del risultato in SERP, composto da Titolo, link, meta description.&nbsp;</li>
</ul>



<p><strong>È possibile, e assolutamente lecito, utilizzare lo stesso titolo per tutte e tre le destinazioni, ma non sempre questa è la scelta migliore</strong>, perché, come accennato prima, ogni piattaforma ha le sue regole.&nbsp;</p>



<p>Quindi, volendo, <strong>è possibile differenziare i tre titoli in modo da ottimizzarli al meglio</strong>.&nbsp;</p>



<p>Vediamo come si fa.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Titolo della pagina o H1</strong></h2>



<p>In genere, fatte le dovute differenze,<strong> ogni pagina web</strong>, e in particolare i contenuti informativi, <strong>contiene un titolo che, solitamente, corrisponde all’H1</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Cos’è l’H1? </strong>Un H1, abbreviazione di &#8220;Heading 1&#8221; (in italiano Titolo 1), è un <strong>elemento di markup HTML utilizzato per definire il titolo principale o il titolo di un documento web</strong>. Gli heading tag (H1, H2, H3, H4, ecc…) servono a <strong>organizzare e strutturare il contenuto di una pagina web in una gerarchia logica</strong>, un po’ come accade in un libro di testo organizzato in capitoli e paragrafi.&nbsp;</p>



<p><strong>La maggior parte dei CMS oggi disponibili</strong>, compreso WordPress, <strong>inserisce in automatico come H1 il Titolo dell’articolo</strong>, che l’utente visualizza così.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-h1.png" alt="titolo h1" class="wp-image-21237" width="1226" height="800" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-h1.png 1226w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-h1-300x196.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-h1-1024x668.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-h1-768x501.png 768w" sizes="(max-width: 1226px) 100vw, 1226px" /></figure>



<p>Analizzando il codice sorgente della pagina, si può notare che <strong>il titolo è anche l’H1 del contenuto</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/heading-tag-h1.png" alt="heading tag h1" class="wp-image-21229" width="1068" height="48" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/heading-tag-h1.png 1068w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/heading-tag-h1-300x13.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/heading-tag-h1-1024x46.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/heading-tag-h1-768x35.png 768w" sizes="(max-width: 1068px) 100vw, 1068px" /></figure>



<p>Ora, <strong>questo titolo è quello che l’utente vede nel momento in cui atterra sul contenuto, ma non è detto che sia sufficientemente attraente da indurlo a cliccare</strong> se se lo trovasse davanti sui social o in SERP.&nbsp;</p>



<p>Detto questo, <strong>l’autore potrebbe avere delle necessità specifiche relativamente alla compilazione del titolo presente sul sito</strong> (scelte aziendali, indicazioni editoriali, stile dell’autore, ragioni legali, ecc…), per questo motivo <strong>può decidere di compilare l’H1 nella maniera più opportuna, sfruttando però gli altri due titoli per aumentare il CTR da fonti esterne</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Titolo Social</strong></h2>



<p>Come accennato prima, <strong>il titolo social è quello presente nell’anteprima del link condiviso sulla piattaforma di turno</strong>.&nbsp;</p>



<p>Ad esempio, su <a href="https://www.open-box.it/facebook-video-verticali-fullscreen/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Facebook</a> appare così.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/anteprima-facebook.png" alt="anteprima facebook" class="wp-image-21235" width="1054" height="700" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/anteprima-facebook.png 1054w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/anteprima-facebook-300x199.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/anteprima-facebook-1024x680.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/anteprima-facebook-768x510.png 768w" sizes="(max-width: 1054px) 100vw, 1054px" /></figure>



<p>Ora, <strong>se l’autore volesse usare un titolo più “acchiappa click”</strong>, con l’obiettivo di <strong>aumentare il CTR</strong>, <strong>potrebbe modificare questo titolo lasciando però intatto l’H1</strong>.&nbsp;</p>



<p>Come si fa? È molto semplice, <strong>basta utilizzare un plugin come Yoast o Rank Math</strong> (che consiglio vivamente, tra l’altro). </p>



<p>Entrando nell’articolo in modalità modifica, si può raggiungere la sezione occupata da Yoast, e <strong>cliccare sulla tab Social</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-social.png" alt="titolo social" class="wp-image-21223" width="758" height="186" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-social.png 758w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-social-300x74.png 300w" sizes="auto, (max-width: 758px) 100vw, 758px" /></figure>



<p>Qui troverai lo <strong>snippet social, interamente modificabile</strong>. Non dovrai fare altro che inserire il titolo accattivante che preferisci, e il gioco è fatto. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-social-yoast.png" alt="titolo social yoast" class="wp-image-21233" width="1174" height="958" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-social-yoast.png 1174w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-social-yoast-300x245.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-social-yoast-1024x836.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-social-yoast-768x627.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1174px) 100vw, 1174px" /></figure>



<p>Per chiarire, <strong>non scriverei mai un titolo così brutto, ma mi serviva per rendere l’idea</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Tag Title</strong></h2>



<p><strong>Il terzo e ultimo titolo che puoi ottimizzare per lo scopo è il Tag Title. </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/tag-title.png" alt="tag title" class="wp-image-21225" width="1298" height="34" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/tag-title.png 1298w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/tag-title-300x8.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/tag-title-1024x27.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/tag-title-768x20.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1298px) 100vw, 1298px" /></figure>



<p><strong>Cos’è? Il tag &lt;title&gt; è un elemento di markup HTML utilizzato per definire il titolo della pagina web</strong>. Questo titolo appare nella barra browser web quando una pagina è aperta e <strong>viene anche visualizzato come titolo di pagina nei risultati di ricerca dei motori di ricerca</strong>. Ed è questo ultimo aspetto che ci interessa, ovvero lo <strong>snippet di Google in SERP</strong>.&nbsp;</p>



<p>A differenza del titolo H1, che può seguire logiche editoriali o di altra natura, e del titolo social, che necessita una struttura e un linguaggio più “furbetto”, <strong>il Tag Title deve avere una struttura più rigida, che rientra nel lavoro di ottimizzazione SEO On Page di una pagina web</strong>.&nbsp;</p>



<p>Infatti, <strong>il Title dello snippet di Google deve:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>essere lungo circa 60-70 caratteri</strong>, o più precisamente circa <strong>600 px</strong>. Questo dato vale da desktop, perché da mobile il titolo può occupare anche più di un rigo, ma è preferibile attenersi a questo limite in modo da non avere porzioni di testo non visualizzate dall’utente perché eccedenti;</li>



<li><strong>deve rispondere in modo chiaro e preciso all’intento di ricerca</strong>.&nbsp;</li>
</ul>



<p>Per <strong>vedere l’anteprima dello snippet prima della pubblicazione del contenuto</strong>, consiglio di utilizzare <a href="https://app.sistrix.com/it/serp-snippet-generator" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo strumento</a>. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/generatore-snippet-google.png" alt="generatore snippet google" class="wp-image-21231" width="1526" height="966" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/generatore-snippet-google.png 2034w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/generatore-snippet-google-300x190.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/generatore-snippet-google-1024x648.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/generatore-snippet-google-768x486.png 768w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/generatore-snippet-google-1536x973.png 1536w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/generatore-snippet-google-1920x1216.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1526px) 100vw, 1526px" /></figure>



<p>Sulle <strong>tecniche <a href="https://www.open-box.it/firma-autore-ranking-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SEO</a> di ottimizzazione del Title</strong> c’è moltissima letteratura in giro, spesso in contraddizione tra loro, <strong>ma per me conta solo l’analisi e la sperimentazione</strong>. Quindi, <strong>il mio consiglio è di effettuare la ricerca su Google </strong>con la keyword o query per la quale ci si vuole posizionare <strong>e studiare i competitor che sono nelle prime posizioni</strong>. </p>



<p><strong>Come si modifica il Tag Title dello snippet dei motori di ricerca? </strong>Esattamente come abbiamo visto per il Titolo social.&nbsp;</p>



<p>Questa volta, nella sezione di Yoast, è sufficiente andare nella <strong>Tab SEO del plugin</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-SEO.png" alt="titolo SEO" class="wp-image-21227" width="790" height="188" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-SEO.png 790w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-SEO-300x71.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/04/titolo-SEO-768x183.png 768w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></figure>



<p>Qui troverai un form uguale a quello visto in precedenza, dove <strong>potrai inserire il Titolo da utilizzare per i motori di ricerca</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p>Come vedi, <strong>per ogni pagina web o contenuto del tuo blog puoi prevedere almeno 3 titoli differenti</strong>, al fine di aumentare il tasso di click sul link presente sui social o sui motori di ricerca.</p>



<p><strong>Non sei obbligato a farlo</strong>, perché a volte un titolo compilato nel modo giusto può rispondere bene a tutte le esigenze, ma è bene ricordare che <strong>in assenza di una modifica manuale la pagina avrà un H1, un titolo social e un Tag Title identici</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Non è un male, e nemmeno un errore, ma a volte potrebbe non essere la soluzione migliore</strong>.&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La firma dell’autore non è un fattore di ranking per Google</title>
		<link>https://www.open-box.it/firma-autore-ranking-google/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2024 15:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=21007</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo Google SearchLiaison, e il suo esponente Danny Sullivan, la firma dell'autore non è un fattore di ranking per Google. Approfondiamo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>mondo della <a href="https://www.open-box.it/penalizzazioni-google-cosa-sono/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SEO</a></strong>, e quindi dei professionisti che lo popolano, è sempre alla <strong>ricerca della tecnica di ottimizzazione</strong> che possa, nel concreto, <strong>potenziare il ranking dei contenuti e dei siti web</strong> ai quali si lavora, e ad ogni nuovo aggiornamento di <a href="https://www.open-box.it/contenuti-chatgpt-posizionamento-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google</a> fioccano <strong>ipotesi,  trucchetti, soluzioni</strong>, in alcuni casi effettivamente utili, in altri meno. </p>



<p>Nel recente passato, ad esempio, in seguito a uno dei tanti, e sempre più frequenti e massicci <a href="https://status.search.google.com/products/rGHU1u87FJnkP6W2GwMi/history" target="_blank"><strong>Core Update del motore di ricerca</strong></a>, <strong>si è fatto un gran parlare dell’importanza dell’autorevolezza dell’autore dei contenuti come fattore di ranking</strong>, perché se chi scrive è competente di quella materia allora il suo contenuto è più affidabile rispetto agli altri.&nbsp;</p>



<p>Si tratta, com’è facile intuire, di una <strong>semplificazione estrema</strong>, figlia di quella ricerca di soluzioni facili e immediate a cui facevo riferimento prima, e che si è tradotta, nella stragrande maggioranza dei casi, in un’azione ben precisa: <strong>aggiungere un box autore in coda ai contenuti</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Serviva? Beh, sembrerebbe di no</strong>, almeno stando a quanto dichiarato dalla stessa Google su X (un tempo Twitter).&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa dice Google sulla questione</strong></h2>



<p>Come riportato tempestivamente dal sito <a href="https://www.searchenginejournal.com/google-author-bylines-not-a-ranking-factor/505218/" target="_blank">Search Engine Journal</a>, tramite il <a href="https://twitter.com/searchliaison" target="_blank">profilo X Google SearchLiaison (@searchliaison)</a> e il suo esponente Danny Sullivan, l’azienda ha dichiarato che</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Google doesn&#8217;t somehow &#8220;check out our credentials.&#8221;”</p>
</blockquote>



<p>e che</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Author bylines aren&#8217;t something you do for Google, and they don&#8217;t help you rank better. They&#8217;re something you do for your readers.”</p>
</blockquote>



<p>Insomma, <strong>Google non fa un controllo delle credenziali degli autori dei contenuti e la firma dell’autore non è un fattore di ranking,</strong> ma un elemento da comunicare ai lettori.&nbsp;</p>



<p>Le ragioni alla base di queste dichiarazioni sono <strong>legate alla pubblicazione di un articolo pubblicato dal sito The Verge</strong>, che trovi <a href="https://www.theverge.com/c/23998379/google-search-seo-algorithm-webpage-optimization" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> (tra l’altro, è davvero un bel contenuto), e nello specifico a questa frase. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="228" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/01/firma-autore-google-1024x228.png" alt="firma autore google" class="wp-image-21009" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/01/firma-autore-google-1024x228.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/01/firma-autore-google-300x67.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/01/firma-autore-google-768x171.png 768w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2024/01/firma-autore-google.png 1034w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Per completezza, riporto l’intero thread della discussione su X.</strong></p>



<blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">I know this will be a &quot;simple, almost quaint answer&quot; but this part of the article is wrong nor cites us saying this. Google doesn&#39;t somehow &quot;check out our credentials.&quot; It is something I get that people can misunderstand, but not what I&#39;d expect a news publication researching all… <a href="https://t.co/fV2kGjABMR" target="_blank">pic.twitter.com/fV2kGjABMR</a></p>&mdash; Google SearchLiaison (@searchliaison) <a href="https://twitter.com/searchliaison/status/1744371735405772927?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank">January 8, 2024</a></blockquote> <script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script> 



<p>Com’era facile attendersi, <strong>la discussione è proseguita per alcuni giorni</strong>, con diversi utenti che hanno manifestato dubbi in merito alle dichiarazioni, portando alcune testimonianze che, in qualche modo, avevano l’obiettivo di <strong>smentire quanto detto da Danny Sullivan</strong>. </p>



<p>Ad esempio, questo threads, al termine del quale l’esponente di Google ha chiarito che forse <strong>si faceva riferimento Google News e non a Google Search</strong>, in quanto il primo richiede la firma dell’autore per una questione di trasparenza, senza in ogni caso influenzare il ranking.</p>



<blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">No. Google Search doesn&#39;t require bylines. You&#39;re referring to Google News, I believe. Bylines are required there for *eligibility* under the transparency policy. But having them doesn&#39;t cause you to *rank* better in News nor Search.</p>&mdash; Google SearchLiaison (@searchliaison) <a href="https://twitter.com/searchliaison/status/1744793069940277273?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank">January 9, 2024</a></blockquote> <script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>




<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come dobbiamo comportarci?</strong></h2>



<p>Quindi, <strong>è inutile inserire il box autore nei nostri contenuti, al fine di migliorarne il ranking?&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Secondo me, no, non è inutile</strong>, perché se c’è una cosa che ho imparato in questi 10 anni di blogging è che <strong>Google non mostra mai le sue carte</strong>, cambia le regole continuamente in modo unilaterale (come fanno le banche, insomma), e <strong>si prende gioco di noi ogni volta che ne ha occasione</strong>.&nbsp;</p>



<p>E non lo dico per polemizzare, non ne ho nessuna intenzione, ma solo perché <strong>è proprio Google a dire che per “creare contenuti utili, affidabili e pensati per le persone” </strong>questi ultimi devono presentare le informazioni</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“in un modo che consenta di ritenerle affidabili, ad esempio tramite fonti chiare, prove delle competenze di chi le fornisce, informazioni sull&#8217;autore o sul sito che le pubblica (ad esempio, tramite link a una pagina dell&#8217;autore o a una pagina informativa di un sito)?”</p>
</blockquote>



<p><strong>Lo dice Google, non il sottoscritto</strong>. Basta leggere le linee guida ufficiali, <a href="https://developers.google.com/search/docs/fundamentals/creating-helpful-content?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a>. </p>



<p>Come sempre, <strong>quello che conta è la sperimentazione e l’esperienza personale</strong>. Se l’introduzione di un box autore ben strutturato ha portato effetti positivi in termini di posizionamento, non vedo perché rimuoverlo.</p>
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		<title>I contenuti creati con ChatGPT si posizionano su Google?</title>
		<link>https://www.open-box.it/contenuti-chatgpt-posizionamento-google/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 08:57:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=20865</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se scrivo i contenuti del blog utilizzando ChatGPT, questi si posizionano bene o male su Google? Approfondiamo insieme.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Se scrivo i contenuti del blog utilizzando ChatGPT, questi si posizionano bene o male su Google?</strong> Vengono premiati o penalizzati? Google viene a picchiarci con un grosso randello, o ci tende un ramo d’ulivo in segno di pace?&nbsp;</p>



<p>Sono tutte <strong>domande molto frequenti </strong>nell’ambito del content marketing e della SEO, ma, a mio modo di vedere, <strong>sono tutte sbagliate</strong>.&nbsp;</p>



<p>Sì, perché <strong>pensare che a fare la differenza sia lo strumento impiegato per produrre il contenuto e non il contenuto stesso è davvero ingenuo</strong>.&nbsp;</p>



<p>Se così fosse, dovremmo davvero riconsiderare tutto quello che sappiamo sull’arte, il cinema, la musica, il graphic design, la fotografia, e così via.</p>



<p>Perché dico questo? Beh, se hai un po’ di pazienza, proverò in questo articolo a chiarire la mia posizione e <strong>spiegarti perché non dovresti porti queste domande, ma concentrarti sul contenuto</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Contenuti creati con ChatGPT: cosa dice Google?</strong></h2>



<p><strong>Nel mio lavoro sono abituato a pormi delle domande</strong>, a leggere le opinioni e le esperienze di professionisti che reputo competenti, ma, essendo molto curioso, alla fine devo <strong>mettere le mani in pasta per capire davvero come funzionano le cose</strong>.&nbsp;</p>



<p>Quindi, se voglio sapere <strong>qual è la posizione di Google sui contenuti generati con l’intelligenza artificiale</strong>, vado a leggere cosa dice Google sull’argomento.&nbsp;</p>



<p><strong>E cosa dice Google?</strong> Sintetizzando quanto riportato <a href="https://developers.google.com/search/blog/2023/02/google-search-and-ai-content?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a>, la posizione dell’azienda è molto chiara: <strong>se un contenuto è di buona qualità, utile per l’utente, non è importante che a produrlo sia un essere umano o un’intelligenza artificiale</strong>. </p>



<p>D’altronde, dice Google, <strong>per anni hanno dovuto filtrare i contenuti pessimi generati dall’uomo in maniera automatizzata</strong>, perché mai dovrebbero assumere un atteggiamento diverso con quelli prodotti tramite IA?</p>



<p>Alla domanda “I contenuti AI avranno un ranking elevato nella Ricerca?”, <strong>la risposta di Google è inequivocabile:</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“L&#8217;utilizzo dell&#8217;IA non offre alcun vantaggio speciale ai contenuti. Se questi sono utili, originali e soddisfano i criteri EEAT, potrebbero avere un buon rendimento nella Ricerca. In caso contrario, potrebbero non andare bene.”</em></p>
</blockquote>



<p>Insomma, <strong>pensa a produrre contenuti di qualità, utili per l’utente finale</strong>, e si posizioneranno bene in SERP.&nbsp;</p>



<p>Questo approccio è stato confermato con il cosiddetto <a href="https://developers.google.com/search/blog/2022/08/helpful-content-update?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Helpful Content Update</strong></a>, che rimarca l’importanza di <strong>creare contenuti utili per gli utenti e non per la SEO</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Qual è la verità?</strong></h2>



<p>Com’è noto, <strong>Google non vuole che si provi</strong>, attraverso determinate tecniche di ottimizzazione, <strong>a influenzare il ranking sul motore di ricerca</strong>, perché, in un mondo ideale, dovrebbe essere premiato il contenuto migliore per l’utente e non quello strutturato meglio per l’algoritmo.&nbsp;</p>



<p>Visto che <strong>non viviamo in un mondo ideale</strong>, men che meno nel migliore dei mondi possibili, sappiamo tutti che <strong>la rincorsa alla prima posizione su Google</strong> è seconda solo alla corsa per lo spazio che ha caratterizzato la Guerra Fredda tra USA e URSS.&nbsp;</p>



<p>Quindi, <strong>qual è la verità?</strong> <strong>Google penalizza i contenuti generati con ChatGPT o altri strumenti di IA?&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Stando alla mia esperienza diretta</strong>, la risposta a questa domanda è una conferma a quanto detto prima: <strong>no, Google non penalizza i contenuti generati con l’IA, per due motivi molto semplici:&nbsp;</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>se il contenuto è di buona qualità, come è stato prodotto è secondario;</li>



<li>Google ha bisogno di contenuti, e l’IA consente di aumentarne la produzione in modo molto efficiente.&nbsp;</li>
</ul>



<p>Quindi, ancora una volta, il consiglio è sempre lo stesso: <strong>produci contenuti utili</strong>, e potrai sederti al tavolo dei grandi e provare a vincere la partita.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>ChatGPT vs Essere Umano: chi è più bravo?</strong></h2>



<p>Ogni volta che leggo o ascolto qualcuno parlare della <strong>lotta tra l’intelligenza artificiale e l’uomo</strong>, mi viene subito in mente <strong>Fabio De Luigi che interpreta Guastardo</strong>, con il suo celeberrimo <strong>“Ah, la Tauromachia”</strong>.&nbsp;</p>



<p>Insomma, <strong>mi scappa un sorriso</strong>, di quelli che inclinano l’angolo delle labbra e ti fanno sembrare un serial killer in libertà.&nbsp;</p>



<p><strong>L’intelligenza artificiale è una tecnologia</strong>, molto evoluta, e in quanto tale <strong>sostituirà l’uomo in tanti lavori</strong>, più o meno complessi, un po’ come la diffusione dell’automobile ha cambiato il corso della storia.</p>



<p>In questo momento, però, <strong>stiamo parlando di strumenti ancora un po’ acerbi</strong>, per quanto potentissimi, quindi siamo<strong> in quella fase in cui conviene imparare a domare la belva prima di essere sbranati.&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p>Ad esempio, <strong>ChatGPT, se utilizzato in maniera intelligente</strong> e fornendo degli input di qualità, <strong>restituisce degli ottimi testi</strong>, <strong>spesso migliori di quelli scritti da un essere umano</strong>, ma soprattutto <strong>meglio strutturati per l’algoritmo di Google</strong>.&nbsp;</p>



<p>Se ci pensi, infatti, <strong>Google vuole che i testi siano chiari, concisi, verticali, composti da frasi brevi</strong>, possibilmente contenenti elenchi puntati e una suddivisione in paragrafi.&nbsp;</p>



<p>Da questo punto di vista, <strong>ChatGPT è perfetto</strong>, perché, salvo esplicita richiesta, <strong>restituisce un testo esattamente corrispondente a queste caratteristiche</strong>, senza subordinate alla Branduardi, frasi cervellotiche alla Battiato, filippiche sui massimi sistemi, figure retoriche ed esercizi di stile vari ed eventuali.&nbsp;</p>



<p>Se pensiamo davvero che <strong>l’utente X che ha digitato su Google la query “come avvitare una lampadina”</strong> sia alla ricerca di un trattato sulla storia dell’elettricità o un testo poetico in cui si decanta l’invenzione della lampadina a incandescenza, siamo davvero folli.</p>



<p><strong>Un contenuto può essere considerato utile dal motore di ricerca nella misura in cui risponde, in modo chiaro e diretto, ad una specifica richiesta dell’utente</strong>, ed <strong>è esattamente quello che fa ChatGPT</strong>. Se gli chiedi “come avvitare una lampadina”, ti risponderà con una guida passo passo, composta da un semplice elenco puntato in cui ti spiega cosa fare e come. Punto, niente fronzoli. </p>



<p><strong>Non sarà bello, ma è efficace.</strong></p>



<p>Purtroppo, <strong>molti miei colleghi pensano di essere dei grandi scrittori</strong>, <strong>dimenticando </strong>(o fingendo di non sapere) che la produzione<strong> di contenuti informativi per blog e siti web non ha nulla a che vedere con la scrittura creativa, è solo scrittura tecnica</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>E <strong>trattandosi di scrittura tecnica</strong>, che quindi deve rispondere a criteri molto precisi, <strong>non può che avvantaggiarsi del supporto dell’intelligenza artificiale.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Con buona pace di Google, che infatti ci dice:</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Se vedete l&#8217;AI come un modo essenziale per aiutarvi a produrre contenuti utili e originali, potreste valutarne l&#8217;utilizzo. Se invece la considerate come un metodo semplice ed economico per manipolare il ranking dei motori di ricerca, allora no.”</em></p>
</blockquote>



<p>Se ti interessa l’argomento, <strong>ti invito a leggere anche i seguenti articoli del nostro blog</strong>: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.open-box.it/scrivere-articolo-blog-chatgpt/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come scrivere un articolo del blog con ChatGPT</a>;</li>



<li><a href="https://www.open-box.it/ottimizzare-profilo-linkedin-chatgpt/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come ottimizzare il tuo profilo LinkedIn con ChatGPT</a>;</li>



<li><a href="https://www.open-box.it/chatgpt-ricerca-parole-chiave/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ChatGPT come strumento per la ricerca di parole chiave</a>;</li>



<li><a href="https://www.open-box.it/chatgpt-contenuti-social/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come usare ChatGPT per i contenuti social</a>;</li>



<li><a href="https://www.open-box.it/schede-prodotto-chatgpt/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come scrivere schede prodotto migliori con ChatGPT</a>.</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Qual è la differenza tra link follow e link nofollow</title>
		<link>https://www.open-box.it/link-follow-e-link-nofollow/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 13:49:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=20584</guid>

					<description><![CDATA[<p>Approfondiamo insieme, e cerchiamo di capire cosa sono e qual è la differenza tra link follow e link nofollow. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Link follow o nofollow, questo è il dilemma! </strong>Chiediamo scusa al “Bardo”, ma <strong>la scelta tra l’inserimento del link follow o di un link nofollow a volte può davvero apparire come un dilemma</strong>, un quesito quasi esistenziale. </p>



<p><strong>In realtà, non è necessario tirare in ballo Shakespeare</strong>, perché basta informarsi un attimo per rendersi conto che la scelta tra i due tipi di link è più una domanda alla Marzullo che un dilemma.</p>



<p>Si tratta, questo sì, di un <strong>elemento essenziale per l’economia generale di un sito web</strong>, uno di quei<strong> fattori di ottimizzazione per i motori di ricerca assolutamente da attenzionare</strong>. Inoltre, nell’ambito di una <strong>strategia SEO</strong>, la <strong>scelta tra link follow e nofollow </strong>assume anche un ruolo aggiuntivo, ad esempio quando si gestisce <strong>una campagna di link building</strong>.&nbsp;</p>



<p>Ma andiamo per gradi, e cerchiamo di capire <strong>cosa sono e qual è la differenza tra link follow e link nofollow</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa sono i link follow e nofollow?</strong></h2>



<p><strong>I link follow e nofollow sono, di base, due attributi utilizzati nei tag degli anchor text HTML</strong> per indicare ai motori di ricerca come dovrebbero <strong>trattare i collegamenti ipertestuali su una pagina web</strong>. </p>



<p>Questi attributi aiutano a gestire il sistema di classificazione delle pagine web utilizzato da Google all&#8217;interno di un sito web, e <strong>influenzano il modo in cui i motori di ricerca valutano i link</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Link Follow (o Dofollow):</strong> quando un link è contrassegnato come follow o dofollow, significa che <strong>i motori di ricerca dovrebbero seguire quel collegamento e tenere conto del link come parte del processo di <a href="https://www.open-box.it/indicizzazione-posizionamento-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indicizzazione</a></strong>. In altre parole, lo spider di Google passa attraverso questi link, <strong>contribuendo al posizionamento e al ranking delle pagine collegate</strong>. La maggior parte dei link su un sito web è di solito di tipo &#8220;follow&#8221; per default, a meno che non venga specificato diversamente;</li>



<li><strong>Link &#8220;Nofollow&#8221;:</strong> quando un link è contrassegnato come &#8220;nofollow&#8221;, significa che<strong> i motori di ricerca dovrebbero ignorare quel collegamento quando indicizzano la pagina</strong>. Questo viene spesso utilizzato per i link che non dovrebbero influenzare il ranking delle pagine collegate, come <strong>i link nei commenti di un blog o i link di sponsorizzazione a pagamento</strong>. L&#8217;uso del nofollow è anche una pratica consigliata per <strong>evitare penalizzazioni da parte dei motori di ricerca quando si collegano a contenuti non affidabili o non verificati</strong>.</li>
</ul>



<p>Insomma, semplificando al massimo, <strong>un link è follow quando il motore di ricerca lo deve seguire al fine di indicizzare e posizionare anche il contenuto di destinazione, mentre è nofollow quando deve ignorarlo</strong>.&nbsp;</p>



<p>Più avanti nel corso dell’articolo spiegheremo <strong>perché questo aspetto è così importante</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come si formattano i link follow e nofollow</strong></h2>



<p>Abbiamo detto che <strong>follow e nofollow non sono altro che tag HTM</strong>L, un pezzettino di <strong>codice assegnato all’attributo Rel=</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Nello specifico, un link nofollow viene scritto così:</strong></p>



<p class="has-text-align-center">&lt;a href=&#8221;https://www.example.com&#8221; rel=&#8221;nofollow&#8221;&gt;Testo del collegamento&lt;/a&gt;&nbsp;</p>



<p>Nei markup HTML, <strong>non è necessario specificare l&#8217;attributo &#8220;follow&#8221; perché i collegamenti sono di default &#8220;follow&#8221;</strong>. Quindi, un esempio di <strong>un link follow apparirebbe come un semplice link</strong>:</p>



<p class="has-text-align-center">&lt;a href=&#8221;https://www.example.com&#8221;&gt;Testo del collegamento&lt;/a&gt;</p>



<p><strong>L’utente finale che fruisce del contenuto non si accorgerà di nulla</strong>, perché gli verrà mostrato un semplice testo contrassegnato da un link. Per scoprire se si tratta di un link follow o nofollow dovrà visualizzare il codice sorgente della pagina.&nbsp;</p>



<p>Come spiegato, questo attributo <strong>è importante solo per il motore di ricerca che deve indicizzare le pagine del sito web</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Evoluzione dei link nofollow</strong></h2>



<p><strong>I link nofollow sono stati introdotti da Google nel 2005</strong> per <strong>contrastare il fenomeno dello spam nei commenti</strong> dei blog e dei siti web. Come si legge nell’articolo con il quale si annunciava questa novità (lo trovi <a href="https://googleblog.blogspot.com/2005/01/preventing-comment-spam.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“if you&#8217;re a blogger (or a blog reader), you&#8217;re painfully familiar with people who try to raise their own websites&#8217; search engine rankings by submitting linked blog comments like &#8220;Visit my discount pharmaceuticals site.&#8221; This is called comment spam, we don&#8217;t like it either, and we&#8217;ve been testing a new tag that blocks it. From now on, when Google sees the attribute (rel=&#8221;nofollow&#8221;) on hyperlinks, those links won&#8217;t get any credit when we rank websites in our search results. This isn&#8217;t a negative vote for the site where the comment was posted; it&#8217;s just a way to make sure that spammers get no benefit from abusing public areas like blog comments, trackbacks, and referrer lists.”</p>
</blockquote>



<p>Insomma, <strong>originariamente il nofollow doveva servire per evitare di trasferire valore a siti estranei indicati nei commenti</strong>, considerati potenzialmente dannosi.&nbsp;</p>



<p><strong>Oggi questo non è più un problema</strong>, perché CMS come WordPress considerano di default i link nei commenti come nofollow.</p>



<p><strong>Con il tempo questo attributo si è evoluto, e Google ha cambiato approccio nei confronti di questi link</strong>.&nbsp;</p>



<p>Infatti, <strong>prima del 2009 i link dofollow trasferivano “juice”</strong>, ovvero valore in termini di ranking, <strong>mentre quelli nofollow venivano completamente ignorati</strong>, generando una situazione perfettamente illustrata in questa <strong>infografica elaborata da </strong><a href="https://ahrefs.com/blog/nofollow-links/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Ahrefs</strong></a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://ahrefs.com/blog/wp-content/uploads/2019/03/0-how-pagerank-sculpting-used-to-work-2.png" alt="link follow e link nofollow" width="900" height="1161"/></figure>



<p>Che significa? <strong>Proviamo a spiegarlo in maniera semplice</strong>, assumendo che ad <strong>ogni link inserito in una pagina il motore di ricerca attribuisca un punteggio pari a 3 al contenuto di destinazione</strong>.&nbsp;</p>



<p>Quindi, <strong>se in una pagina c’erano tre link follow</strong>, il “valore” veniva equamente distribuito a tutte e tre le pagine collegate, quindi <strong>3 punti a testa</strong>. Ma <strong>se uno dei tre era nofollow</strong>, <strong>lo stesso “valore” veniva assegnato a due pagine e non più a tre </strong>(quindi 4,5 punti a entrambe).&nbsp;</p>



<p>Morale della favola: <strong>conveniva inserire link nofollow al fine di far guadagnare più punti alle pagine che ci interessano di più</strong>.</p>



<p><strong>Cosa è cambiato dopo il 2009? </strong>Beh, <strong>Google si è “stancato” dei furbetti della SEO,</strong> che strutturavano il proprio sito web indicando in modo scientifico le pagine nofollow al fine di trasferire maggiore valore solo ai contenuti considerati più importanti per il progetto. </p>



<p><strong>Ora, la situazione è la seguente. </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://ahrefs.com/blog/wp-content/uploads/2019/03/1-why-pagerank-sculpting-no-longer-works-2.png" alt="link follow e link nofollow" width="900" height="1161"/></figure>



<p>Insomma, <strong>in questo momento storico la montagna di nofollow partorisce un topolino</strong>. Non conviene più.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come usare i link follow e nofollow</strong></h2>



<p>Ricapitolando, <strong>i link follow trasferiscono valore alla pagina di destinazione</strong>, mentre<strong> i nofollow vengono (in genere) ignorati dal motore di ricerca</strong>. Di conseguenza, <strong>in un’ottica SEO più ampia</strong>, appare evidente che i <strong>link interni al sito web</strong>, fatte le dovute eccezioni, <strong>devono essere sempre follow</strong>, <strong>così come quelli in ingresso, a patto che siano di buona qualità</strong>.&nbsp;</p>



<p>D’altronde, per quanto si sia evoluto, <strong>Google continua ad attribuire un’enorme importanza ai link in termini di ranking e posizionamento</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>E invece, quando conviene utilizzare i link nofollow?</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>commenti dei lettori:</strong> se consenti ai lettori di commentare sui tuoi articoli o post del blog e permetti loro di inserire collegamenti nei commenti, è consigliabile utilizzare il tag &#8220;nofollow&#8221; per quei link. Questo aiuta a prevenire i commenti spam e garantisce che i motori di ricerca non considerino quei collegamenti per il ranking;</li>



<li><strong>link di sponsorizzazione o pubblicità a pagamento: </strong>quando si pubblicizzano prodotti o servizi a pagamento su un sito web, è importante utilizzare l&#8217;attributo &#8220;nofollow&#8221; per i link di affiliazione o sponsorizzati. Questo aiuta a evitare penalizzazioni da parte dei motori di ricerca per la pubblicità a pagamento non contrassegnata. <strong>Su questo punto, però, torniamo tra un attimo</strong>;</li>



<li><strong>link a contenuti non affidabili o non verificati:</strong> se si desidera collegare a una pagina web potenzialmente utile per il lettore, ma di cui non si può attestare l’autorevolezza, è prudente utilizzare il tag &#8220;nofollow&#8221;. Questo evita che il tuo sito web venga associato a contenuti di bassa qualità o discutibili;</li>



<li><strong>link non verificati: </strong>se ricevi un link da una fonte che non conosci o non hai verificato, è una buona pratica chiedere di utilizzare l&#8217;attributo &#8220;nofollow&#8221;;</li>



<li><strong>link di affiliazione: </strong>se si utilizzano programmi di affiliazione sul proprio sito o blog, flaggare i link come nofollow è una pratica consigliata.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Link building e attributo nofollow</strong></h2>



<p>Sappiamo che <strong>Google considera la compravendita di link una violazione delle linee guida</strong>:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Tutti i link creati per manipolare i ranking nei risultati della Ricerca Google potrebbero essere considerati link di spam. (Fonte: <a href="https://developers.google.com/search/docs/essentials/spam-policies?hl=it#link-spam" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google</a>)”</p>
</blockquote>



<p>Questo, com’è noto, <strong>non ha mai impedito a nessuno di farlo ugualmente</strong>. In effetti,<strong> fin quando i link in ingresso continueranno ad avere un valore</strong> così centrale per il ranking di un sito web, <strong>ci sarà sempre qualcuno disposto a venderli e acquistarli</strong>.&nbsp;</p>



<p>Ovviamente, <strong>per massimizzare l’investimento, i link in ingresso di buona qualità dovranno essere follow.</strong></p>



<p><strong>Dimostrare che un link in ingresso è stato acquistato non è così facile</strong>, nemmeno per Google, perché <strong>nessuno vieta che un sito X decida spontaneamente di linkare un contenuto pubblicato dal sito Y ritenuto utile e di qualità</strong>. Anzi, è l’essenza stessa di Internet inteso come “Rete”.&nbsp;</p>



<p>Detto questo, <strong>stabilire che dietro al link ci sia un accordo economico è davvero complesso</strong>, soprattutto se esiste un’attinenza tra i due siti web (tematiche, settori, prodotti, servizi, ecc…). Non a caso, Google ci dice che:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“riconosce che l&#8217;acquisto e la vendita di link sono una parte normale dell&#8217;economia del web a fini pubblicitari e di sponsorizzazione. Non costituisce una violazione delle nostre norme avere questi link, purché siano indicati con un valore dell&#8217;attributo rel=&#8221;nofollow&#8221; o rel=&#8221;sponsored&#8221; nel tag &lt;a>.”</p>
</blockquote>



<p>Insomma, <strong>ci sta chiedendo di farlo perché siamo persone perbene che rispettano le regole </strong>(ndr: rido molto mentre scrivo queste parole!).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli altri valori Rel=</strong></h2>



<p>Oltre all’attributo follow/nofollow, è possibile <strong>utilizzare altri valori abbinati al tag Rel=</strong>.&nbsp;</p>



<p>Nello specifico, troviamo i seguenti due:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>rel=&#8221;sponsored&#8221;:</strong> contrassegna i link che costituiscono pubblicità o posizionamenti a pagamento (comunemente definiti link a pagamento) con il valore sponsored. L&#8217;attributo nofollow era consigliato in passato per questi tipi di link, e rappresenta ancora un metodo accettabile per contrassegnarli, anche se è preferibile usare l&#8217;attributo sponsored;</li>



<li><strong>rel=&#8221;ugc&#8221;: </strong>Google raccomanda di contrassegnare i link di contenuti generati dagli utenti, ad esempio commenti e post nei forum, con il valore ugc.&nbsp;&nbsp;</li>
</ul>



<p><strong>I link contrassegnati con questi attributi Rel generalmente non vengono seguiti</strong>.</p>



<p>È importante ricordare che <strong>è possibile utilizzare più valori per lo stesso link</strong>, semplicemente separandoli con una virgola o uno spazio.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center">&lt;a href=&#8221;https://www.example.com&#8221; rel=&#8221;ugc nofollow&#8221;>Testo del collegamento&lt;/a></p>



<p><strong>Inserire alcuni di questi attributi con WordPress è davvero molto semplice</strong>. Non devi fare altro che inserire il link, cliccare sulla modifica e selezionare una delle opzioni dal menù che appare.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/09/link-nofollow-wordpress.png" alt="link nofollow wordpress" class="wp-image-20585" width="550" height="336" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/09/link-nofollow-wordpress.png 550w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/09/link-nofollow-wordpress-300x183.png 300w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></figure></div>


<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p>Insomma, la <strong>differenza tra link follow e link nofollow</strong> consiste, di base, <strong>nell’istruzione che il gestore del sito web fornisce al motore di ricerca</strong> circa la necessità di <strong>seguire e/o ignorare il link inserito all’interno della pagina</strong>.&nbsp;</p>



<p>Come visto, se non indicato volutamente, <strong>i link sono sempre dofollow</strong>, mentre <strong>quelli nofollow</strong> &#8211; se si esclude la sezione dei commenti &#8211; <strong>vanno inseriti manualmente</strong>.&nbsp;</p>



<p>In generale,<strong> l&#8217;uso del tag nofollow è una pratica consigliata quando si tratta di link che non si desidera che influenzino il ranking delle pagine </strong>collegate o quando si vuole mantenere il controllo sulla qualità dei collegamenti al proprio sito web.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, <strong>è importante utilizzare questa opzione con parsimonia</strong>, in quanto <strong>un eccesso di link nofollow può anche danneggiare l&#8217;autorità del tuo sito web nei motori di ricerca</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Penalizzazioni Google: cosa sono e come affrontarle</title>
		<link>https://www.open-box.it/penalizzazioni-google-cosa-sono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 15:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=19955</guid>

					<description><![CDATA[<p>Approfondiamo insieme, e cerchiamo di capire cosa sono le penalizzazioni di Google e come affrontarle in modo corretto. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La gestione di un sito web richiede una serie di competenze di natura tecnica</strong>, comprensive anche di quelle procedure che rientrano in ciò che definiamo SEO, necessarie per <strong>mantenerlo in “buona salute” ed evitare problemi lato utente</strong>, ma anche per <strong>non incappare in azioni “punitive” da parte del motore di ricerca</strong>.&nbsp;</p>



<p>Ci riferiamo, in particolare, alle cosiddette <strong>penalizzazioni di Google</strong>, che consistono in una serie di <strong>interventi eseguiti dal motore di ricerca in risposta ad attività ritenute scorrette da Big G</strong>, e che si traducono in<strong> perdita di <a href="https://www.open-box.it/indicizzazione-posizionamento-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">posizionamento organico</a> o, addirittura, in deindicizzazione del sito o delle pagine incriminate</strong>.  </p>



<p>Insomma, <strong>possiamo immaginare <a href="https://www.open-box.it/migliori-alternative-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google</a> come un padre un po’ severo</strong>, <strong>che pretende da noi (i figli) un comportamento impeccabile</strong>, e che non <strong>vede affatto di buon occhio l’utilizzo di scorciatoie</strong>, pratiche “illecite” e trucchetti finalizzati all’acquisizione di un posizionamento migliore e, di conseguenza, maggior traffico. </p>



<p>Approfondiamo insieme, e <strong>cerchiamo di capire cosa sono le penalizzazioni di Google e come affrontarle in modo corretto</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa sono le penalizzazioni Google</strong></h2>



<p>Se il gestore di un sito web<strong> viola le norme stilate dal motore di ricerca</strong>, tramite azioni riconducibili alla definizione di <strong>spam</strong>, c’è il rischio di<strong> subire un’azione automatica o manuale</strong>, quella che chiamiamo comunemente<strong> “penalizzazioni Google”</strong>.&nbsp;</p>



<p>Ma cosa sono?&nbsp;</p>



<p>Come si può leggere nella pagina di supporto di Google <a href="https://developers.google.com/search/docs/essentials?visit_id=638109286073243189-53672081&amp;rd=1&amp;hl=it#quality_guidelines" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Nozioni di base sulla Ricerca Google”</a>, <strong>si parla di spam in caso di comportamenti e tattiche che possono portare a un ranking inferiore o una rimozione completa dai risultati della Ricerca Google</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Rileviamo contenuti e comportamenti che violano le norme, sia tramite sistemi automatici che, se necessario, mediante una revisione da parte di persone fisiche che può comportare un&#8217;azione manuale. I siti che violano le nostre norme potrebbero avere un ranking più basso nei risultati o non comparire affatto.”</em></p>
</blockquote>



<p>Quindi, <strong>se Google individua delle azioni che violano le norme</strong> può attivare una <strong>penalizzazione automatica</strong> (penalizzazione algoritmica) o, in alcuni casi, addirittura <strong>manuale</strong>, eseguita quindi da operatori umani, con il risultato di <strong>ridurre sensibilmente il posizionamento del sito o provocarne la deindicizzazione</strong>.&nbsp;</p>



<p>In pratica, <strong>il motore di ricerca si assicura che quel sito non venga mai proposto agli utenti nelle SERP</strong>, per proteggerli da spam e contenuti malevoli.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando si rischia una penalizzazione di Google?</strong></h2>



<p>Google è molto chiara a riguardo, elencando tutte le <strong>azioni che potrebbero essere ritenute spam</strong> e, di conseguenza,<strong> provocare una penalizzazione algoritmica o manuale</strong>.&nbsp;</p>



<p>Vediamo quali sono le<strong> attività che espongono il sito al rischio di essere penalizzare:&nbsp;</strong></p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>cloaking:</strong> azioni finalizzate a mostrare all’utente finale informazioni differenti rispetto a quelle fornite al motore di ricerca;</li>



<li><strong>doorway: </strong>la definizione fornita da Google, bisogna ammetterlo, è un po’ “nebulosa”, e la riportiamo solo per completezza d’informazione. Secondo il motore di ricerca, infatti, “il termine doorway si riferisce a pagine o siti creati per essere posizionati nei risultati di ricerca relativi a query di ricerca specifiche e simili. Questi reindirizzano gli utenti a pagine intermedie che non sono utili quanto la destinazione finale.”. Cosa vuol dire? Semplificando al massimo, si creano tante pagine da posizionare per la medesima query di ricerca o per query simili, ma tutte rimandano ad una pagina di destinazione differente, che si intende spingere e verso la quale si vuole veicolare il traffico, ma che non risponde esattamente all’esigenza dell’utente finale;&nbsp;</li>



<li><strong>contenuti compromessi:</strong> si tratta di contenuti inseriti in un sito senza autorizzazione, a causa di vulnerabilità nella sicurezza del sito stesso, con l’obiettivo di provocare un danno all’utente finale, ad esempio per compiere attività di phishing;</li>



<li><strong>testo e link nascosti: </strong>molti anni fa era una pratica diffusissima, che consisteva nell’inserire le parole chiave per le quali si voleva posizionare la pagina o il sito in maniera massiccia, sfruttando ad esempio l’utilizzo di un colore del testo uguale a quello di sfondo. In questo modo, l’utente non lo vede, ma il motore di ricerca si, convincendosi che quel sito o quella pagina è molto esaustivo sull’argomento. Con il tempo Google ha iniziato a penalizzare questa pratica, ormai deprecata;</li>



<li><strong>parole chiave in eccesso: </strong>inserire, all’interno di un sito o di un singolo contenuto, le parole chiave ripetute in modo eccessivo con l’obiettivo di ottenere un ranking migliore si traduce, in realtà, in un aumentato rischio di penalizzazione. Insomma, un altro modo di fare SEO decisamente antiquato, che oggi è (quasi) del tutto dimenticato;</li>



<li><strong>link di spam:</strong> i link sono un fattore di ranking che Google valuta moltissimo per capire se un sito o una pagina sono meritevoli di ricevere un buon posizionamento. In questo il motore di ricerca è forse un po’ eccessivo nel giudizio, perché ci informa che “tutti i link creati per manipolare i ranking nei risultati della Ricerca Google potrebbero essere considerati link di spam”. Quindi, facciamo attenzione quando accettiamo di pubblicare dei guest post dietro compenso in cambio di un link in uscita verso un altro sito web, soprattutto quando si compie questa azione in modo eccessivo;</li>



<li><strong>traffico generato automaticamente</strong>, ad esempio tramite l’utilizzo di bot o di script specifici;</li>



<li><strong>malware e comportamenti dannosi:</strong> Google controlla se i siti web ospitano malware o software indesiderati che influiscono negativamente sull&#8217;esperienza utente;</li>



<li><strong>funzionalità ingannevoli:</strong> creare dei siti web o dei contenuti all’interno di un sito web che promette un determinato servizio all’utente in realtà assente, è a rischio penalizzazione;</li>



<li><strong>contenuti di altri siti: </strong>prendere contenuti da altri siti, magari molto affidabili, per pubblicarli tal quale sul proprio sito non solo rappresenta una violazione del copyright (che può tradursi anche in una rimozione per motivi legali), ma anche un’attività meritevole di penalizzazione da parte di Google;</li>



<li><strong>comandi di reindirizzamento non ammessi: </strong>un reindirizzamento consiste nel rimandare un link ad un’altra pagina di destinazione, con l’obiettivo di ingannare il motore di ricerca e l’utente;</li>



<li><strong>contenuti di spam generati automaticamente: </strong>si tratta di contenuti di bassissima qualità, prodotti semplicemente mettendo insieme delle parole chiave e reperendo informazioni da altri siti senza alcuna rielaborazione o aggiunta di valore aggiunto;</li>



<li><strong>pagine affiliate senza valore aggiunto:</strong> si fa riferimento a pagine che contengono link di affiliazione che conducono a schede prodotto o pagine di conversione in cui non c’è alcuna cura per il contenuto, dove ci si limita a inserire il testo fornito dal produttore senza aggiungere nulla di valore;</li>



<li><strong>spam generato dagli utenti: </strong>non sempre è colpa del proprietario del sito, perché in alcuni casi potrebbero essere gli utenti a lasciare dei contenuti spam, magari nei commenti al blog, in un thread all’interno di un forum, e così via.</li>
</ol>



<p>Insomma, ogni azione finalizzata, intenzionalmente o meno, alla violazione o ad <strong>aggirare le norme del motore di ricerca</strong>, possono dare vita ad una <strong>penalizzazione</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per approfondire, rimandiamo alla <a href="https://developers.google.com/search/docs/essentials/spam-policies?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pagina dedicata in Google Search Central</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come faccio a sapere se ho subito una penalizzazione?</strong></h2>



<p><strong>Se il tuo sito ha subito una penalizzazione manuale da parte di Google si riceve una notifica tramite Google Search Console</strong>, con la quale l’azienda ti informa dell’azione eseguita e ne illustra le motivazioni.&nbsp;</p>



<p>Accedendo alla proprietà su Search Console, non dovrai fare altro che andare nella barra di menù sulla sinistra, scorrere fino a raggiungere la voce <strong>“Sicurezza e azioni manuale”</strong>, cliccarci sopra e cliccare sulle due sezioni proposte, ovvero <strong>“Azioni Manuali”</strong> e <strong>“Problemi di Sicurezza”</strong>. <strong>Se il sito, o una o più pagine del sito, hanno subito una penalizzazione, viene indicato in queste due sezioni</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Se, invece, è tutto nella norma, apparirà il messaggio “Nessun problema rilevato”</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/02/penalizzazione-google-search-console.jpg" alt="penalizzazione google search console" class="wp-image-19957" width="1200" height="301" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/02/penalizzazione-google-search-console.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/02/penalizzazione-google-search-console-300x75.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/02/penalizzazione-google-search-console-1024x257.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2023/02/penalizzazione-google-search-console-768x193.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p>Attenzione, però, perché<strong> su Search Console si parla solo di azioni manuali, e non di penalizzazioni algoritmiche</strong>, quindi automatiche.&nbsp;</p>



<p><strong>Quelle, purtroppo, non vengono notificate</strong>, e possono essere individuate solo <strong>controllando il traffico su <a href="https://www.open-box.it/migliori-alternative-google-analytics/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google Analytics o sui tool alternativi</a></strong>, per verificare se il sito o alcune pagine hanno registrato un calo drastico, e <strong>verificando il posizionamento organico con uno strumento come SeoZoom o simili</strong>. </p>



<p><strong>Se ad essere penalizzato è l’intero sito</strong> &#8211; evento ormai molto raro, ma possibile &#8211; <strong>si può fare una ricerca su Google utilizzando l’operatore site: </strong>seguito dal dominio. Se non dovesse apparire, allora vuol dire che è in corso un ban su tutto il sito web.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come si esce da una penalizzazione di Google?&nbsp;</strong></h2>



<p><strong>Se il tuo sito ha subito una penalizzazione manuale</strong>, segnalata quindi in Search Console, non dovrai fare altro che <strong>risolvere i problemi evidenziati da Google</strong> e, una volta completata la “pulizia”, <strong>richiedere una rivalutazione</strong>, altrimenti nota come <strong>“richiesta di riconsiderazione”</strong>, ovvero</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“una richiesta di esame del tuo sito rivolta a Google, che inoltri dopo avere risolto i problemi identificati in una notifica relativa ad azioni manuali o a problemi di sicurezza.”</em></p>
</blockquote>



<p><strong>Il tempo necessario per eseguire la riconsiderazione può variare, passando da pochi giorni a diversi mesi.</strong> Sarà Google a notificare l’avvenuta conclusione del processo di rivalutazione, con il relativo esito.&nbsp;</p>



<p>Se, invece, hai subito una <strong>penalizzazione automatica</strong>, dovrai <strong>agire un po’ alla cieca</strong>, andando a <strong>sistemare il sito seguendo le norme sulla qualità per i webmaster redatte da Google</strong>.</p>



<p><strong>Ricorda: le penalizzazioni sono temporanee</strong>, ed hanno l’obiettivo di invogliare i gestori dei siti web ad <strong>attenersi alle linee guida e fornire all’utente finale la migliore esperienza possibile</strong>.&nbsp;</p>



<p>Di conseguenza, <strong>se non vuoi subire delle azioni penalizzanti, c’è solo una cosa da fare: lavorare bene!</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cosa sono e a cosa servono i canonical Tag</title>
		<link>https://www.open-box.it/canonical-tag/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 13:22:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Canonical Tag]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=19708</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo Google, si parla di URL Canonical quando su un sito web sono presenti più pagine duplicate. Vediamo come gestire il canonical tag. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La SEO è una disciplina molto complessa</strong>, che spazia dall’architettura di un sito allo sviluppo lato codice, passando per le performance dei server e la struttura di pagine e contenuti, senza dimenticare tutti quei fattori esterni al sito, denominati SEO Off Page.</p>



<p><strong>Uno degli elementi di cui tenere conto sono i canonical Tag, o Rel=canonical</strong>.&nbsp;</p>



<p>Di cosa si tratta? Partiamo dalla <a href="https://developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/consolidate-duplicate-urls" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>definizione che ci fornisce Google</strong></a>: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Un URL canonico è l&#8217;URL della pagina che Google ritiene più rappresentativo tra un insieme di pagine duplicate sul tuo sito. Ad esempio, se hai più URL per la stessa pagina (example.com?dress=1234 e example.com/dresses/1234), Google ne sceglie uno come canonico.”</em></p>
</blockquote>



<p><strong>Non è molto chiaro, vero?</strong> In effetti, non è così facile da capire. Proviamo a rendere il tutto un po’ più semplice, spiegando <strong>cosa sono e a cosa servono i canonical Tag</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa sono i Canonical Tag</strong></h2>



<p>Riprendendo la definizione, un po’ criptica, fornita da <a href="https://www.open-box.it/google-risultati-alta-qualita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google</a>, <strong>si parla di URL Canonical quando su un sito web sono presenti più pagine duplicate</strong>, ovvero <strong>più pagine che identificano un medesimo contenuto</strong>. </p>



<p>Come spiega correttamente il team di MOZ in un articolo dedicato a questo argomento (lo trovi <a href="https://moz.com/learn/seo/canonicalization" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a>), <strong>pensando ai canonical ci si potrebbe chiedere:</strong> </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Ma perché mai dovrei avere più pagine identiche sul nostro sito?”.&nbsp;</em></p>
</blockquote>



<p>In effetti <strong>è una domanda più che sensata, ma lo è solo per un essere umano</strong>.&nbsp;</p>



<p>Quando noi creiamo una pagina web ci preoccupiamo di renderla unica, e la sua<strong> URL identifica esattamente quel contenuto e non un altro</strong>, ma non è proprio così, almeno dal <strong>punto di vista del crawler del motore di ricerca</strong>.&nbsp;</p>



<p>Facciamo un esempio. <strong>Il nostro sito web può essere raggiunto tramite url differenti, ma che rimandano tutte alla stessa pagina:</strong>&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.open-box.it;</li>



<li>http://www.open-box.it;</li>



<li>www.open-box.it</li>



<li>open-box.it.&nbsp;</li>
</ul>



<p>Per l’utente che giunge sul nostro sito non fa alcuna differenza, ma per il motore di ricerca sì, e <strong>per farlo capire a <a href="https://www.open-box.it/migliori-alternative-google/" target="_blank">Google</a> o simili si può utilizzare il Canonical Tag o rel=canonical</strong>. </p>



<p>Si tratta di un metodo attraverso il quale possiamo <strong>comunicare ai motori di ricerca che un URL specifico rappresenta la copia master di una pagina</strong>.</p>



<p><strong>Noi lo abbiamo fatto</strong>, comunicando al motore di ricerca di considerare la pagina principale quella completa di https e www.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="916" height="40" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/open-box-canonical-tag.jpg" alt="open box canonical tag" class="wp-image-19709" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/open-box-canonical-tag.jpg 916w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/open-box-canonical-tag-300x13.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/open-box-canonical-tag-768x34.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 916px) 100vw, 916px" /></figure>



<p>In questo modo <strong>evitiamo che il crawler del motore perda tempo prezioso (crawl budget) nello scansionare e <a href="https://www.open-box.it/indicizzazione-posizionamento-google/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indicizzare</a> più copie dello stesso contenuto</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/Cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-canonical-Tag.jpg" alt="Cosa sono e a cosa servono i canonical Tag" class="wp-image-19717" width="1200" height="675" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/Cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-canonical-Tag.jpg 1200w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/Cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-canonical-Tag-300x169.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/Cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-canonical-Tag-1024x576.jpg 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/Cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-canonical-Tag-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p><strong>Citando MOZ:</strong></p>



<p><em>“In pratica, il tag canonical indica ai motori di ricerca quale versione di un URL desideri venga visualizzata nei risultati di ricerca.”</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché si creano più URL per lo stesso contenuto?</strong></h2>



<p>Abbiamo visto come spesso <strong>ciò che noi consideriamo un unico contenuto</strong>, raggiungibile solo attraverso una URL specifica, <strong>possa in realtà presentare delle varianti</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Ma perché questo succede?</strong> Beh, alcuni esempi li abbiamo già illustrati prima, ovvero la possibilità di raggiungere la pagina inserendo <strong>https</strong>, <strong>http</strong>, <strong>www</strong>, <strong>escludendo il www</strong>, ma <strong>non sono le uniche ragioni, che Google elenca e noi riportiamo di seguito.&nbsp;</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Per supportare più tipi di dispositivi:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li>https://example.com/news/koala-rampage (desktop)</li>



<li>https://m.example.com/news/koala-rampage (mobile)</li>



<li>https://amp.example.com/news/koala-rampage (AMP)</li>
</ul>
</li>



<li><strong>Per attivare gli URL dinamici per elementi come parametri di ricerca o ID di sessione:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.example.com/products?category=dresses&amp;color=green</li>



<li>https://example.com/dresses/cocktail?gclid=ABCD</li>



<li>https://www.example.com/dresses/green/greendress.html</li>
</ul>
</li>



<li><strong>Se il sistema del blog salva automaticamente più URL quando viene inserito uno stesso post in più sezioni:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li>https://blog.example.com/dresses/green-dresses-are-awesome/</li>



<li>https://blog.example.com/green-things/green-dresses-are-awesome/</li>
</ul>
</li>



<li><strong>Se il server è configurato per pubblicare gli stessi contenuti per le varianti www/non www e/o http/https e porta di protocollo:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li>https://example.com/green-dresses</li>



<li>https://example.com/green-dresses</li>



<li>https://www.example.com/green-dresses</li>



<li>https://example.com:80/green-dresses</li>



<li>https://example.com:443/green-dresses</li>
</ul>
</li>



<li><strong>Se i contenuti proposti in un blog da distribuire in syndication su altri siti vengono copiati in parte o per intero su questi domini:</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li>https://news.example.com/green-dresses-for-every-day-155672.html (post distribuito in syndication)</li>



<li>https://blog.example.com/dresses/green-dresses-are-awesome/3245/ (post originale).</li>
</ul>
</li>
</ul>



<p><strong>Ancora una volta il gigante tech riesce a rendere le cose un po’ più complicate di quello che sono</strong> (almeno a parole). Quindi, <strong>proviamo a chiarire il tutto con un esempio semplice</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Spiegazione for dummies</strong></h2>



<p><strong>Mettiamo il caso che tu voglia acquistare <a href="https://www.open-box.it/influencer-marketing-matteo-pogliani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il libro del nostro Matteo Pogliani</a></strong> “Influencer marketing. Valorizza le relazioni e dai voce al tuo brand. Prassi, strategie e strumenti per gestire influenza e relazioni” <strong>su Amazon</strong>. </p>



<p>Quello che devi fare <strong>è andare sul sito, fare una ricerca, cliccare sul libro e aprire la pagina prodotto</strong>. Bene, <strong>se ci fai caso l&#8217;URL è la seguente (o simile):&nbsp;</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.amazon.it/Influencer-marketing-Valorizza-relazioni-strategie/dp/885791058X/ref=sr_1_1?keywords=matteo+pogliani&amp;qid=1669896105&amp;qu=eyJxc2MiOiIxLjUwIiwicXNhIjoiMC4wMCIsInFzcCI6IjAuMDAifQ%3D%3D&amp;sprefix=matteo+pogliani%2Caps%2C89&amp;sr=8-1</li>
</ul>



<p>Come puoi notare, <strong>nella URL ci sono la keyword utilizzata da te per cercare il prodotto e una serie di numeri e lettere</strong>. Se, però, decidi di <strong>acquistare il libro in formato Kindle</strong>, e clicchi sull’apposito pulsante, <strong>la URL cambia nella seguente:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.amazon.it/Influencer-Marketing-Valorizza-relazioni-EDIZIONE-ebook/dp/B0854CX985/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&amp;qid=1669896105&amp;sr=8-1</li>
</ul>



<p>È differente, giusto? Bene, <strong>mettiamo ora il caso che tu voglia segnalare questo prodotto ad un tuo amico o collega</strong>. Cliccando sull’icona della condivisione e <strong>selezionando “Copia Link” ti verrà fornita questa URL:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>https://www.amazon.it/dp/885791058X?ref_=cm_sw_r_cp_ud_dp_3DDADAWK8ZWB48CAF0B1</li>
</ul>



<p><strong>Ancora un’altra URL, quindi, che però identifica sempre la stessa pagina prodotto.</strong></p>



<p><strong>Tante pagine diverse che indicano lo stesso contenuto</strong>. <strong>Come fa Amazon a segnalare al motore di ricerca qual è la URL genitore</strong>, quella da seguire? <strong>Inserendo il rel=“canonical” </strong>(che è ancora differente rispetto a tutte le altre!). </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag.png" alt="amazon canonical tag" class="wp-image-19715" width="1882" height="84" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag.png 1882w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag-300x13.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag-1024x46.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag-768x34.png 768w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/amazon-canonical-tag-1536x69.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1882px) 100vw, 1882px" /></figure>



<p><strong>Lo stesso potrebbe capitare in un e-commerce che vende magliette</strong>. Ogni maglia ha la sua pagina prodotto, ma<strong> esistono delle varianti (colore, taglia, disegno, ecc…)</strong>, e non ha senso creare tante pagine differenti per ognuna di esse. Si usano delle variabili alfanumeriche o di altro genere e <strong>si segnala al motore di ricerca il Canonical</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Anche l’utilizzo di un codice di tracciamento</strong>, come spesso fanno gli influencer quando propongono un prodotto o servizio o durante le campagne di advertising (?utm=), <strong>va a modificare la URL di una pagina già esistente e raggiungibile con un altro percorso</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Insomma, la presenza di situazioni del genere è fisiologica</strong>, quello che conta è <strong>fare attenzione e segnalare il Canonical inserendo il tag rel=“canonical”</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come si segnala una pagina Canonical a Google?</strong></h2>



<p>Esistono <strong>differenti modi per comunicare </strong>al motore di ricerca lo standard da seguire per individuare la URL Canonical a cui prestare maggiore attenzione. </p>



<p><strong>Ecco lo schemino fornito da Google sui metodi da utilizzare</strong>, con relativi pro e contro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Google.jpg" alt="canonical tag Google" class="wp-image-19711" width="800" height="796" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Google.jpg 800w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Google-300x300.jpg 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Google-150x150.jpg 150w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Google-768x764.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>La scelta è completamente nostra, nel senso che Google non ci fornisce alcuna preferenza, ma almeno ci segnala <strong>alcune linee guida da seguire</strong>.&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Non utilizzare il file robots.txt per la canonicalizzazione;</li>



<li>Non utilizzare lo strumento per le rimozioni di URL per la canonicalizzazione perché rimuove tutte le versioni di un URL dalla Ricerca;</li>



<li>Non specificare URL diversi come canonici per una stessa pagina utilizzando le stesse o diverse tecniche di canonicalizzazione (ad esempio, non specificare un URL in una Sitemap e un altro URL per la stessa pagina utilizzando rel=&#8221;canonical&#8221;);</li>



<li>Non utilizzare noindex per impedire la selezione di una pagina canonica. Questa istruzione ha lo scopo di escludere la pagina dall&#8217;indice, non di gestire la scelta di una pagina canonica;</li>



<li>Specifica una pagina canonica quando utilizzi i tag hreflang;</li>



<li>Utilizza per il link l&#8217;URL canonico, anziché un URL duplicato, quando stabilisci i collegamenti all&#8217;interno del tuo sito. Utilizzare sempre lo stesso URL per i link aiuta Google a comprendere quale sia la tua preferenza per l&#8217;URL canonico;</li>



<li>Preferire HTTPS a HTTP per gli URL canonici.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ma è obbligatorio usare il Canonical Tag?</strong></h2>



<p><strong>No, non è obbligatorio, ma è fortemente raccomandato</strong>. Si tratta, in effetti, di un segnale facoltativo che il webmaster vuole fornire al crawler del motore di ricerca per <strong>ottimizzare i processi di scansione, indicizzazione e posizionamento delle pagine</strong>.&nbsp;</p>



<p>Come sappiamo, <strong>il crawler del motore di ricerca destina al nostro sito solo una piccolissima porzione di tempo</strong>; sprecarlo per fargli seguire URL duplicati è un errore da evitare.&nbsp;</p>



<p>Come segnala in un <a href="https://ahrefs.com/blog/canonical-tags/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>articolo Joshua Hardwick, Head of Content di Ahrefs</strong></a>, <strong>a Google non piacciono i contenuti duplicati</strong>, perché rende più difficile per loro scegliere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>quale versione di una pagina indicizzare (ne indicizzerà solo una!);</li>



<li>quale versione di una pagina classificare per le query pertinenti;</li>



<li>se deve consolidare il &#8220;link equity&#8221; su una pagina o dividerlo tra più versioni.</li>
</ul>



<p><strong>L’inserimento di un Canonical Tag risolve questi problemi</strong>, rendendo più efficace il processo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come avviene la canonicalizzazione&nbsp;</strong></h2>



<p>Per <strong>inserire un Canonical TAG</strong> è sufficiente utilizzare una sintassi semplice, da <strong>inserire nella sezione &lt;head&gt; di una pagina web, così:</strong></p>



<p>&lt;link rel=“canonical” href=“https://sitoesempio.it/pagina-esempio/” /&gt;</p>



<p>Come consigliato da John Muller, però, <strong>è preferibile usare il link per interno, quindi comprensivo di “https://”</strong> (è meglio usare l’HTTPS se presente invece dell’HTTP). <br>Se non sei pratico di codice e non hai idea di come inserire un tag html nell’head della pagina, <strong>puoi usare un plugin di WordPress come Yoast</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Yoast.png" alt="canonical tag Yoast" class="wp-image-19713" width="1196" height="814" srcset="https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Yoast.png 1196w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Yoast-300x204.png 300w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Yoast-1024x697.png 1024w, https://www.open-box.it/wp-content/uploads/2022/12/canonical-tag-Yoast-768x523.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1196px) 100vw, 1196px" /></figure>



<p><strong>Se non lo fai, sarà Google a decidere quale versione duplicata della pagina indicizzare</strong>, in base ad una serie di fattori:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>se la pagina viene pubblicata tramite HTTP o HTTPS;&nbsp;</li>



<li>la qualità della pagina;&nbsp;</li>



<li>la presenza dell&#8217;URL in una Sitemap e di qualsiasi etichettatura di tipo rel=canonical.&nbsp;</li>
</ul>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Canonical URLs: How Does Google Pick the One? #AskGoogleWebmasters" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/8j_hxBw5B4E?start=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>In realtà, come racconta il solito Muller in questo video, <strong>puoi anche indicare la tua preferenza tramite queste tecniche, ma Google</strong>, per vari motivi, <strong>potrebbe comunque scegliere come canonica una pagina diversa</strong> da quella che preferiresti tu perché ritenuta la versione migliore.</p>



<p><strong>Perché Google è Google, e fa come gli pare!</strong></p>
<p>The post <a href="https://www.open-box.it/canonical-tag/">Cosa sono e a cosa servono i canonical Tag</a> appeared first on <a href="https://www.open-box.it">Open-Box</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Creare nuovi contenuti o aggiornare i vecchi? Questo è il dilemma!</title>
		<link>https://www.open-box.it/aggiornare-contenuti-vecchi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Aug 2022 12:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=19168</guid>

					<description><![CDATA[<p>È meglio produrre nuovi contenuti o aggiornare quelli vecchi? Vediamo insieme come procedere nella gestione di un progetto di blogging.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un mesetto fa circa <strong>mi è capitato di leggere un articolo</strong> (questo <a href="https://searchengineland.com/create-new-content-optimize-old-webpages-seo-386302" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a>) dal titolo “Creating new content vs. optimizing old webpages: Which is better for SEO?”, nel quale si cerca di <strong>analizzare i pro e i contro di entrambe le strategie</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Beh, niente di nuovo, <strong>sono anni che <a href="https://www.open-box.it/indicizzazione-posizionamento-google/" target="_blank">SEO</a> e content manager ripetono l’importanza dell’aggiornamento dei vecchi contenuti</strong> (me compreso), e proprio negli ultimi mesi ne ho avuto l’ennesima dimostrazione.&nbsp;</p>



<p>Infatti, in seguito al <strong>Core Update di Google di fine maggio</strong> si sono registrati alcuni cali di posizionamento, rendendo necessario un intervento di contenimento.&nbsp;</p>



<p>Purtroppo, <strong>in assenza di linee guida chiare da parte del motore di ricerca </strong>&#8211; che ogni tanto cambia le regole del gioco senza spiegarle &#8211;&nbsp; e consapevole del fatto che in passato ogni cambiamento ha prodotto oscillazioni molto forti seguite poi da periodi di stabilizzazione, <strong>ho puntato tutte le fish sull’unica azione che avrebbe sicuramente dato risultati positivi: aggiornare i vecchi contenuti</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Finora, ho avuto ragione</strong>; i siti hanno recuperato centinaia di keyword e raddrizzato in buona parte il traffico organico perso a causa dell’update. <strong>Certo, non basta, ma in attesa di capire cosa vuole diventare da grande Big G mi sembra la sola cosa sensata da fare</strong>.</p>



<p><strong>Questo non vuol dire, sia chiaro, che produrre nuovi contenuti non sia utile</strong> o che io abbia interrotto i piani editoriali per concentrarmi solo sull’aggiornamento di quelli vecchi, perché <strong>le due azioni non si escludono a vicenda</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Contenuti nuovi e Contenuti vecchi</strong></h2>



<p><strong>L’articolo summenzionato suggerisce</strong>, in modo alquanto furbo, di <strong>dedicare metà del tempo e delle risorse alla produzione di nuovi contenuti e l’altra metà all’aggiornamento di quelli vecchi</strong>.&nbsp;</p>



<p>Beh, <strong>non sono d’accordo</strong>, perché le due attività vanno inserite in due ambiti differenti del lavoro.&nbsp;</p>



<p>La <strong>produzione di nuovi contenuti </strong>rientra in una <strong>strategia di content marketing ed editoriale</strong>, mentre<strong> l’aggiornamento di quelli vecchi </strong>è da considerarsi come una <strong>manutenzione</strong>, che tendo a dividere in due tipologie:&nbsp;</p>



<ol class="wp-block-list"><li><strong>Manutenzione ordinaria: </strong>appartiene a questa categoria un&#8217;attività di carattere tecnico e strutturale, che consiste nell’aggiornamento della link building interna (ci torniamo tra un attimo nel dettaglio), il controllo dei link interni ed esterni già presenti, il controllo di permalink, meta description, composizione del titolo, tag alt, immagine;&nbsp;</li><li><strong>Manutenzione straordinaria: </strong>in questo caso, oltre a eseguire i controlli di cui al punto 1, si procede con un aggiornamento di tipo contenutistico. Si verifica, quindi, che le informazioni riportate nel contenuto siano ancora attuali, si aggiunge o rimuove qualche passaggio, si sostituiscono fonti ormai obsolete con omologhe più recenti (se esistenti), si modificano gli H2 e H3. Insomma, si procede a una riscrittura del contenuto.&nbsp;</li></ol>



<p>Come si può facilmente intuire, <strong>la manutenzione ordinaria richiede decisamente meno tempo rispetto a quella straordinaria</strong>, che invece va intesa quasi come un&#8217;estensione del piano editoriale. Infatti, se devo riscrivere pesantemente un contenuto, il tempo da dedicarvi è quasi simile a quello dedicato alla produzione di uno nuovo (e va preventivato in modo diverso al cliente).&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’importanza della link building interna</strong></h2>



<p>Sul lungo periodo, quando si porta avanti un progetto di blog aziendale o professionale si tende a <strong>produrre una mole importante di contenuti</strong>, ma c’è un <strong>difetto che spesso si tende a sottovalutare</strong>, anche per questioni di tempo.&nbsp;</p>



<p>In effetti, quando si scrive un contenuto e si procede poi con il progetto, <strong>tutti i titoli futuri possono (e dovrebbero) essere facilmente collegabili a quelli precedenti, attraverso uno o più link interni</strong>. Banalmente,<strong> sai cosa hai scritto prima e puoi prevedere l’inserimento del link ad altri contenuti</strong>.</p>



<p>Purtroppo, <strong>non potendo prevedere il futuro</strong>, e lavorando spesso a blocchi mensili, trimestrali, semestrali o annuali, <strong>capita molto di frequente che articoli prodotti dopo non vengono linkati in quelli precedenti</strong>.&nbsp;</p>



<p>E quale sarebbe il problema? Che <strong>il sito si ritrova con una link building interna</strong>, fondamentale dal punto di vista SEO, <strong>unidirezionale</strong>, <strong>meno forte ed efficace</strong>.&nbsp;</p>



<p>Quindi, <strong>il mio consiglio è di procedere, periodicamente, a un aggiornamento della link building interna</strong>, andando a linkare articoli più recenti in quelli più vecchi, a patto, è ovvio, che siano pertinenti.&nbsp;</p>



<p><strong>Si tratta di manutenzione ordinaria, ma apporta non pochi benefici.&nbsp;</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I vecchi contenuti portano traffico</strong></h2>



<p>Chiunque abbia gestito un blog per qualche anno sa benissimo che<strong> gli articoli più vecchi, che affrontano <a href="https://www.open-box.it/pubblicare-evergreen-content-sul-blog/" target="_blank">argomenti evergreen</a></strong>, <strong>non smettono mai di portare traffico organico al sito</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Le ragioni sono essenzialmente due:&nbsp;</strong></p>



<ol class="wp-block-list"><li>un contenuto ben scritto ottiene nel tempo (potenzialmente) un <strong>buon ranking da parte del motore di ricerca</strong>, che si traduce in keyword posizionate e traffico organico generato;</li><li>un buon contenuto <strong>può diventare una fonte autorevole per altri produttori di contenuti</strong>, che andranno a linkare la nostra pagina del blog. I link esterni, ancora oggi, trasferiscono valore al sito agli occhi di Google, che premia l’articolo con un buon posizionamento.&nbsp;</li></ol>



<p>Però, c’è un però: <strong>se il vecchio contenuto</strong>, nel corso del tempo, <strong>non viene mai rimaneggiato, manutenuto o aggiornato, perderà posizionamento e genererà sempre meno traffico</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Insomma, periodicamente bisogna aggiornarlo, ma quando e quanto spesso? </strong>Ci sono due strade che puoi intraprendere:&nbsp;</p>



<ol class="wp-block-list"><li>aggiorni il contenuto ogni volta che, su quell’argomento, ci sono delle <strong>novità interessanti</strong>;</li><li>aggiorni il contenuto una o più volte all’anno, a seconda della <strong>stagionalità delle ricerche e del tempo a tua disposizione</strong>.&nbsp;</li></ol>



<p>L’entità della modifica non può essere fissata a priori, quindi <strong>valuta bene se sia sufficiente un piccolo ritocco o un restauro vero e proprio</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nuovi spunti da vecchi contenuti</strong></h2>



<p>Un’altra ragione per la quale <strong>conviene investire tempo e risorse nell’aggiornamento dei vecchi contenuti</strong> consiste nel <strong>rinfrescare la memoria</strong> rispetto ad argomenti magari solo accennati ma non approfonditi con articoli dedicati.&nbsp;</p>



<p>Ad esempio, tempo fa ho prodotto un articolo sulle malattie della tiroide e, nell’aggiornarlo, mi sono accorto di aver menzionato la carenza di iodio; a questo punto, ho deciso di inserire nel piano editoriale un articolo proprio sulla carenza di iodio, al cui interno sono andato a linkare quello precedente, e viceversa (la link building interna, ricordi?).&nbsp;</p>



<p>Quindi, ti consiglio di <strong>prendere l’abitudine di appuntarti tutti quei topic potenzialmente utili per il tuo progetto di blogging</strong>, per poi andarli a sviluppare a tempo debito.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Articoli ormai obsoleti</strong></h2>



<p>Se si escludono gli articoli evergreen, ovvero dedicati ad argomenti che non perdono mai interesse tra gli utenti,<strong> in un blog capita spesso di pubblicare contenuti legati di più all’attualità</strong>, a una novità del settore, a una notizia interessante.&nbsp;</p>



<p>Il problema di questi contenuti è che<strong> hanno una vita molto breve</strong>, e non fruttano molto all’interno dell’economia generale del sito.&nbsp;</p>



<p><strong>Ti faccio un esempio:</strong> mettiamo il caso che tu abbiamo scritto un articolo sul Bonus Tal dei Tali 2021. Cosa succede nel 2022? Esatto, quell’articolo è vecchio e necessita un intervento.&nbsp;</p>



<p><strong>Cosa puoi fare?</strong> Beh, se quel bonus è ancora esistente (ne spuntano come funghi ogni giorno) puoi aggiornare titolo, permalink (facendo un redirect 301) e contenuto, per renderlo attuale.&nbsp;</p>



<p><strong>E se quell’articolo non servisse proprio più a niente? </strong>Beh, in effetti potrebbe capitare, in tal caso puoi procedere in vari modi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>lo rimuovi e reindirizzi la pagina alla homepage o a una pagina pertinente;</li><li>laddove possibile, lo attualizzi, modificandolo in tutte le sue parti;</li><li>lo deindicizzi mettendolo “nofollow”, dicendo quindi a Google di ignorarlo;</li><li>lo lasci così com’è, nella speranza che non faccia danni.</li></ul>



<p><strong>A te l’ardua scelta.&nbsp;</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p><strong>Creare nuovi contenuti o aggiornare i vecchi? Questo è il dilemma!</strong> Come ho avuto modo di spiegare, <strong>non esiste nessun dilemma</strong>, perché <strong>entrambe le azioni sono importanti e non si annullano vicendevolmente</strong>.&nbsp;</p>



<p>Quindi,<strong> continua a produrre nuovi articoli per i tuoi blog aziendali</strong>, ma <strong>dedica del tempo anche all’aggiornamento di quelli vecchi</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Fidati, non te ne pentirai!</strong></p>
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		<title>Qual è la differenza tra indicizzazione e posizionamento su Google</title>
		<link>https://www.open-box.it/indicizzazione-posizionamento-google/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ambrosino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2022 11:54:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Indicizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Posizionamento]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.open-box.it/?p=18354</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vediamo di cosa si tratta e qual è la differenza tra indicizzazione e posizionamento, che spesso crea ancora confusione.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per catalogare i contenuti online <strong>Google riceve informazioni da molte fonti diverse</strong>, come pagine web, database pubblici e contenuti inviati dagli utenti. In questo articolo ci focalizzeremo sulle <strong>pagine web</strong> per <strong>comprendere la differenza tra indicizzazione e <a href="https://www.open-box.it/pubblicare-evergreen-content-sul-blog/" target="_blank">posizionamento su Google</a></strong>.</p>



<p>I passaggi base per generare <strong>risultati utili dalle pagine web</strong> effettuati da Google sono 3:</p>



<ol class="wp-block-list"><li><strong>Scansione;</strong></li><li><strong>Indicizzazione;</strong></li><li><strong>Posizionamento, ovvero pubblicazione e ranking dei risultati.</strong></li></ol>



<p>Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta e<strong> qual è la differenza tra indicizzazione e posizionamento</strong>, che spesso crea ancora confusione, specialmente nei principianti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Scansione</strong></h2>



<p>Il primo passaggio consiste nel capire <strong>quali pagine sono presenti online attraverso una scansione</strong>.</p>



<p>Questo vuol dire che <strong>Google deve costantemente cercare le nuove pagine web e aggiungerle al proprio elenco di pagine conosciute</strong>, siccome non esiste un registro centrale che le contenga tutte.</p>



<p>La scansione viene effettuata da <strong>Googlebot</strong>, nome generico del web <strong>crawler di Google</strong>, conosciuto anche come <strong>spider</strong>.</p>



<p>Il processo inizia con un <strong>elenco di URL di pagine web</strong>, generato da processi di scansione precedenti, che comprende anche i<strong> dati delle Sitemap forniti dai proprietari dei siti web</strong>.</p>



<p>Durante la scansione, Google:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>incontra pagine note perché già visitate in precedenza;</li><li>scopre nuove pagine, seguendo un link trovato nella pagina già conosciuta;</li><li>trova ancora altre pagine quando il proprietario di un sito web sottopone a Google un elenco di pagine (una Sitemap).</li></ul>



<p>Quando viene <strong>scoperto un nuovo URL</strong>, <strong>Google lo visita e scansiona</strong> per trovare nuovi contenuti.</p>



<p>La nuova pagina viene analizzata nei <strong>contenuti testuali e non</strong>, così come nel <strong>layout visivo</strong> per decidere dove farla <strong>apparire nei risultati di ricerca.</strong></p>



<p>Quanto migliore sarà la <strong>comprensione del sito per Google</strong>, tanto migliore sarà la <strong>posizione in termini di corrispondenza con la ricerca effettuata dagli utenti</strong>.</p>



<p><strong>Per migliorare la scansione del tuo sito devi:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>Verificare che tutte le pagine siano raggiungibili e visualizzabili correttamente da parte di Google;</li><li>Segnalare a Google più pagine nuove o aggiornate contemporaneamente, inviando una <a href="https://developers.google.com/search/docs/advanced/sitemaps/overview" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Sitemap</strong></a>. Se hai creato o aggiornato una singola pagina, puoi inviare l’URL utilizzando lo strumento di<a href="https://support.google.com/webmasters/answer/9012289" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong> Controllo URL di Search Console</strong></a>;</li><li>Agevolare la scansione completa del sito, inviando a Google l’URL della home page;</li><li>Fare in modo che la tua pagina sia collegata a un&#8217;altra che Google conosce già.</li></ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Indicizzazione</strong></h2>



<p>Dopo aver effettuato la scansione e scoperto una pagina web, <strong>Google ne analizza e cataloga i contenuti testuali, le immagini e i file video.</strong></p>



<p>Tutte le informazioni ricavate, vengono immagazzinate in un enorme <strong>database</strong>, chiamato <strong>Indice Google</strong>.</p>



<p>Tra la <strong>fase della scansione e la fase dell&#8217;indicizzazione</strong> Google stabilisce se una pagina è un duplicato o la versione canonica di un&#8217;altra pagina.&nbsp;</p>



<p>Nel caso in cui una pagina venga considerata un duplicato, avrà una scansione meno frequente.</p>



<p>Per <strong>migliorare l’indicizzazione delle tue pagine web</strong>, devi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Creare titoli brevi e significativi;</li><li>Utilizzare intestazioni di pagina che ne esplicitino chiaramente l’argomento;</li><li>Preferire il testo alle immagini per mostrare i contenuti, poiché anche se Google è capace di comprendere immagini e video, capisce di gran lunga meglio il testo.</li></ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Posizionamento: pubblicazione e ranking dei risultati</strong></h2>



<p>L<strong>’Indice di Google</strong> entra in ballo quando un utente effettua una ricerca, digitando una <strong>query, che può essere informazionale, transazionale o navigazionale</strong>.</p>



<p>In quel momento, <strong>Google cerca il contenuto più pertinente per dare una risposta utile</strong>, basandosi su vari fattori, come:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>l&#8217;area geografica;</li><li>la lingua;</li><li>il dispositivo utilizzato dall&#8217;utente nel momento della ricerca (desktop o telefono).</li></ul>



<p>Per questo motivo, un utente che si trova in Italia, ad esempio, non riceverà mai la stessa risposta di uno che si trova a New York, ritrovandosi con risultati completamente diversi.</p>



<p>Il <strong>posizionamento di una pagina rispetto a un’altra viene valutato in modo programmatico da Google</strong> e non si può pagare per migliorarlo.</p>



<p>Per <strong>migliorare la pubblicazione e il ranking delle tue pagine web nei risultati</strong>, puoi solo:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Assicurare che la tua pagina si carichi velocemente e sia ottimizzata per i dispositivi mobili;</li><li>Inserire contenuti utili e mantenerli aggiornati;</li><li>Garantire una buona esperienza dell’utente;</li><li>Seguire le best practice della SEO.</li></ul>



<p>C’è da tenere in considerazione che <strong>Google lavora costantemente per migliorare il suo algoritmo</strong>, quindi potrebbe capitare che il posizionamento ottenuto vari nel tempo.</p>



<p>A mano a mano che <strong>cambiano i modi di fare ricerca degli utenti</strong>, così <strong>cambia l’algoritmo di Google</strong> e, di conseguenza, <strong>il posizionamento dei contenuti.</strong></p>



<p>Può essere quindi molto importante <strong>lavorare sull’aggiornamento di contenuti vecchi oppure obsoleti per offrire sempre contenuti di qualità che siano interessanti per gli utenti.</strong></p>



<p>Ricorda che, soprattutto se sei un principiante, iniziare bene e comprendere il modo in cui la <strong>Ricerca Google esegue la scansione dei contenuti, li indicizza e li pubblica</strong> è davvero molto importante.</p>
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		<title>Google+ fa sempre più rima con SEO</title>
		<link>https://www.open-box.it/google-fa-sempre-piu-rima-con-seo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Pogliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2014 10:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Social News]]></category>
		<category><![CDATA[Google+]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[SERP]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.open-box.it/?p=1456</guid>

					<description><![CDATA[<p>Eh sì, nonostante tutti i nostri tentativi è arrivato il momento di considerarlo&#8230; Dai ammettiamolo, lo abbiamo sempre considerato come...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Eh sì, nonostante tutti i nostri tentativi è arrivato il momento di considerarlo&#8230; <strong>Dai ammettiamolo</strong>, lo abbiamo sempre considerato come il meno bello, necessario, fruibile. Una risorsa da considerare solo in caso estremo. No, non stiamo parlando di qualche persona che ci sta particolarmente antipatica, ma di <strong>Google+</strong>, il social network made in <strong>Big G</strong>.</p>
<p>Dopo i numerosi (e non tutti proficui) tentativi da parte di <strong>Google</strong> di aumentarne gli utenti ma soprattutto l&#8217;appeal di utilizzo, sembra essere finalmente arrivato un ruolo primario per questo Social. Già negli ultimi mesi evevamo notato un certo <strong>fermento</strong>, ma le ultime novità in chiave advertising e soprattutto <strong>SEO</strong> hanno confermato le nostre sensazioni: non è più possibile non considerare Google+.</p>
<p>Nonostante i tentativi di depistaggio di <strong>Matt Cuts</strong>, è sempre più certo come la quantità dei <strong>+1</strong> su una pagina rivestirebbe grande importanza nel fattore di ranking e sul posizionamento nelle <strong>SERP</strong>. Le smentite sono esclusivamente un metodo per evitare spiacevoli situazioni di scambi di click da parte degli utenti (come già avveniva qualche anno fa per i link).</p>
<p>Uno <a href="http://moz.com/blog/google-plus-correlations" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio realizzato da Moz</a> ha ampiamente confermato la sempre più stretto <strong>legame</strong> tra +1 ricevuti e la posizione nelle ricerche, andando ad acquisire <strong>maggior peso</strong> anche di elementi &#8220;storici&#8221; come il numero di backlink in ingresso.</p>
<p>Le <strong>SERP</strong> infatti tendono ad adattarsi ai click dei +1 degli utenti presenti nelle nostre cerchie. Va di logica che <strong>più follower</strong> avremo maggiormente saremo in grado di <strong>influenzare</strong> alcuni risultati nelle loro <strong>ricerche</strong>.</p>
<p>Quindi<strong> olio di gomito,</strong> iniziate ad utilizzare e incrementare le vostre cerchie su<strong> Google+</strong>&#8230; <strong>ormai non potete più tirarvi indietro</strong>!!!</p>
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	</channel>
</rss>
